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Il Pavimento a Scacchi e la Volta Stellata

tornata 2026-10-06 ☉ 15 min di lettura ✓ verificata il 2026-07-12

Tornata Informale — 6 ottobre 2026

Il Pavimento a Scacchi — la dualità sotto i piedi e la volta stellata sopra il capo


Il tema

Sotto i piedi del Fratello si stende il pavimento a quadri bianchi e neri; sopra il suo capo, nel quadro di Loggia, si apre la volta stellata. Sono i due estremi verticali del Tempio. In basso la dualità perfetta — bianco e nero in uguale misura, senza che nessun colore prevalga sull’altro. In alto l’apertura all’infinito, il cielo sotto cui la Loggia è simbolicamente costruita.

E in mezzo l’iniziato che vi cammina: non un quadro, non una stella, ma colui che attraversa entrambi.

Il pavimento a mosaico (Mosaic Pavement) non è un elemento decorativo. È uno degli ornamenti della Loggia, e la sua alternanza di bianco e nero è, da tre secoli, la mappa più concisa di come la tradizione massonica intende la realtà: fatta di opposti, retta dalla loro tensione, percorribile solo da chi impara a stare su entrambi i colori senza esserne posseduto. La domanda che il simbolo pone a ogni Fratello resta la stessa: come si abita la dualità? La si evita scegliendo un colore solo, la si subisce restando paralizzati sul confine, oppure si impara a camminarci sopra?


Inquadramento simbolico e dottrinale

Nella tradizione massonica il pavimento a mosaico è classificato tra i tre ornamenti della Loggia, insieme alla frangia dentellata (Indented Tessel / Tessellated Border) e alla Stella Fiammeggiante (Blazing Star). La lezione del primo grado lo descrive come “il bel pavimento” della Loggia, “variegato e scaccato”, che addita la diversità delle cose create; la tradizione lo fa corrispondere al pavimento del Tempio di Salomone.

La chiave interpretativa più diffusa è morale e ontologica insieme. Le tessere bianche e nere sono lette come simboli del bene e del male, della luce e dell’ombra che si alternano nella vita umana. Ma la disposizione a scacchiera dice qualcosa di più preciso di un semplice elenco di opposti: ogni casella bianca confina solo con caselle nere, e viceversa. Non si dà bianco senza nero adiacente, né luce senza ombra vicina. Il pavimento non rappresenta il bene contro il male, ma il bene insieme al male come struttura del piano su cui si cammina.

Questa alternanza — bianco accanto a nero, luce accanto a ombra — non è esclusiva della Massoneria: molte tradizioni hanno letto la realtà come tessuto di opposti che si co-implicano. Il pavimento a scacchi è la loro traduzione geometrica sul piano orizzontale del Tempio; la volta stellata e la Scala di Giacobbe aggiungono l’asse verticale, il movimento dal molteplice all’uno. Sotto, il finito diviso; sopra, l’infinito indiviso; in mezzo, la scala e chi la sale.


L’ornamento della Loggia — la tessera e la frangia

Il pavimento a mosaico compare tra gli elementi più antichi dei quadri di Loggia (tracing board) della Massoneria speculativa del XVIII secolo. Nell’Encyclopedia of Freemasonry di Albert G. Mackey è classificato, insieme alla frangia dentellata e alla Stella Fiammeggiante, tra gli ornamenti della Loggia; le sue “pietre di colore alternato, bianche e nere” sono interpretate come simboli “del male e del bene della vita umana”.

Attorno al pavimento — o attorno al quadro di Loggia dell’Apprendista, secondo l’uso inglese — corre la frangia dentellata: nella lettura di Mackey non tessere di pietra, come un fraintendimento etimologico ha fatto credere, ma una cordicella ornata di nappe agli angoli. Essa raffigura il legame d’amore, il “vincolo mistico” (mystic tie) che unisce i Fratelli, ovunque dispersi, in una sola fratellanza. Il confine del pavimento non separa dunque soltanto il sacro dal profano: tiene insieme la Loggia.


Il Tempio di Salomone e la cautela dello storico

La lezione tradizionale fa corrispondere il pavimento a mosaico al pavimento del Tempio di Salomone, e la frangia dentellata al “bel bordo tessellato che lo circondava”. La Scrittura menziona un pavimento del Tempio: in 2 Cronache 7,3 il popolo d’Israele “si prostrò con la faccia a terra sul pavimento” durante la dedicazione.

È doverosa, però, la cautela dello storico: nel Tempio biblico “non si vedeva pietra”, perché le pareti erano rivestite di cedro e il pavimento di assi di abete (cfr. 1 Re 6). Non vi è quindi prova storica di un pavimento a scacchi bianco e nero nel Tempio: la corrispondenza è simbolica e tarda, non archeologica. Il valore del simbolo non dipende dalla sua storicità, ma dalla verità interiore che rende visibile.


La frangia, le nappe e le virtù cardinali

La frangia che chiude il pavimento è completata, nella descrizione tradizionale, da quattro nappe agli angoli, riferite alle quattro virtù cardinali: Temperanza, Fortezza, Prudenza, Giustizia. Il pavimento della dualità è così incorniciato dalle virtù che permettono di attraversarlo: non si cammina sul bianco e nero con i soli princìpi, ma con l’esercizio pratico delle virtù ai quattro angoli del proprio agire. Va ricordato, con onestà, che un significato simbolico di frangia e nappe, ove ve ne sia, resta in parte “immaginativo e arbitrario”: un invito a non irrigidire l’allegoria in dottrina.


La volta stellata — l’apertura verticale

Sopra il pavimento, nel quadro di Loggia del primo grado, si stende la volta stellata. Non è il soffitto di un edificio, ma il cielo: la Loggia è idealmente costruita sub caelo, sotto la volta del firmamento, e anche quando si riunisce in un luogo chiuso resta simbolicamente aperta all’infinito. La volta risponde al pavimento: il finito, con le sue delimitazioni precise, sta sotto i piedi; l’infinito sta sopra il capo. L’iniziato è l’essere che vive in questo intervallo, radicato nella terra duale e orientato al cielo indiviso.


La Scala di Giacobbe — il percorso tra i due piani

Tra il pavimento e la volta si erge, nel quadro di Loggia, la Scala di Giacobbe. Il racconto biblico (Genesi 28,12) narra il sogno di Giacobbe: una scala poggiata sulla terra la cui cima toccava il cielo, con gli angeli che salivano e scendevano. La scala è il percorso tra la molteplicità del pavimento e l’unità della volta.

La lezione del primo grado le attribuisce molti pioli, che indicano le virtù morali, e tre principali: Fede, Speranza e Carità — fede nel Grande Architetto dell’Universo, speranza nella salvezza, carità verso tutti gli uomini. La salita non abolisce la dualità del pavimento: la percorre e la trascende, un gradino e una virtù alla volta.


La dualità come struttura del cosmo

Il bianco e il nero non sono, nella lettura tradizionale, una scelta estetica ma una descrizione della realtà. Prima e fuori della Massoneria, diverse tradizioni hanno pensato gli opposti non come nemici da eliminare, ma come i due princìpi la cui combinazione genera l’ordine del mondo.

La tavola pitagorica dei contrari. Aristotele, nella Metafisica (I, 5, 986a), riferisce che alcuni Pitagorici disponevano i princìpi in dieci coppie di opposti: limite / illimitato, dispari / pari, uno / molteplice, destra / sinistra, maschio / femmina, quiete / moto, retto / curvo, luce / tenebra, bene / male, quadrato / oblungo. La realtà vi appare strutturata in due colonne — non una gerarchia, ma un sistema di tensioni. Il pavimento a scacchi ne è la superficie visibile: due princìpi che si combinano, casella dopo casella, per generare la trama del piano.

Lo yin e lo yang. Nel pensiero taoista i due princìpi non sono il buono contro il cattivo ma una complementarità dinamica: ogni yin racchiude un germe di yang e ogni yang un germe di yin, come mostra il taijitu, il celebre disco bianco-nero con i due punti. Il bianco del pavimento contiene già il nero, e viceversa. L’I Ching, il Libro dei Mutamenti, poggia sulla stessa alternanza: dalla linea spezzata (yin) e da quella intera (yang) derivano i sessantaquattro esagrammi che descrivono ogni stato di una situazione. Il pavimento a scacchi è, in questo senso, un’immagine spaziale della stessa legge di alternanza.

La testimonianza di Albert Pike. In Morals and Dogma (1871), nel grado di Apprendista, il pavimento riceve la sua lettura dualistica più esplicita:

“Il pavimento, alternatamente bianco e nero, simboleggia, che lo si intenda o no, i Princìpi del Bene e del Male del credo egizio e persiano. È la guerra di Michele e Satana, degli Dèi e dei Titani, di Balder e Loki; tra la luce e l’ombra, che è tenebra; il Giorno e la Notte; la Libertà e il Dispotismo.” — Albert Pike, Morals and Dogma, grado di Apprendista

Pike stesso, coerente con la cautela dello storico, avverte che il Tempio biblico non mostrava pietra a vista: la lettura dualistica del pavimento è verità simbolica, non ricostruzione archeologica.


Le tradizioni a confronto

Zoroastrismo — il dualismo come struttura, ma asimmetrica. La tradizione mazdea ha elaborato il dualismo cosmologico più rigoroso della storia delle religioni: Ahura Mazda (luce, verità, ordine) e Angra Mainyu / Ahriman (tenebra, menzogna, caos) come princìpi in conflitto. Il pavimento a scacchi mostra questo dualismo: ogni bianco è circondato dal nero. Ma lo zoroastrismo aggiunge un’asimmetria decisiva: il conflitto non è eterno né paritario. Alla fine dei tempi (frashokereti) il bene prevale e il male è riassorbito. Visto con occhi mazdei, il pavimento non è neutralità tra bene e male, ma un campo in cui la luce è destinata a vincere. Cfr. Zoroastrismo - Zarathustra e il Dualismo Cosmico.

Pitagorismo — gli opposti che generano il cosmo. Per i Pitagorici il dualismo fondamentale è peras / apeiron, limite e illimitato, e i contrari non sono antagonisti ma princìpi che, combinandosi, producono l’ordine del mondo. La Tetraktys (1+2+3+4 = 10) racchiude la stessa alternanza di dispari e pari, limite e illimitato. Il pavimento a scacchi è questa alternanza dispiegata in superficie. Cfr. Pitagora e la Tradizione Pitagorica.

Ermetismo — luce e tenebra come momenti di un ciclo. Il Poimandres del Corpus Hermeticum non presenta luce e tenebra come opposti eterni, ma come momenti successivi di un ciclo cosmico: la luce primordiale che si distingue dalla tenebra, la discesa nella materia, la risalita. Letto in chiave ermetica, il pavimento non è bianco contro nero, ma bianco che segue nero che segue bianco: la cadenza dei passi dell’iniziato che attraversa il Tempio. La legge di corrispondenza fra alto e basso, formulata nella Tabula Smaragdina (“ciò che è in basso è come ciò che è in alto”), fa del pavimento la mappa orizzontale di una verità verticale.


Rilevanza per il cammino massonico

Il pavimento a scacchi è, tra i simboli, quello fatto per essere calpestato. Non lo si contempla dall’esterno come un quadro appeso: vi si cammina sopra. Qui sta la differenza fra chi sa della dualità e chi la vive.

Tre modi di stare sul pavimento delineano tre atteggiamenti dell’iniziato:

  • Chi lo evita cammina solo sul bianco o solo sul nero: sceglie un polo e rifiuta l’altro. È il rigorismo che vede solo la luce e il cinismo che vede solo l’ombra — due modi di negare metà del piano su cui si sta.
  • Chi ne è sopraffatto inciampa sul confine, non sa quale casella scegliere, si paralizza nell’indecisione. È chi fa della complessità del reale un pretesto per non muoversi.
  • Chi vi cammina usa entrambi i colori come base. Sa che bianco e nero appartengono alla stessa mappa e sceglie dove posare il piede in vista della meta, non in base al colore della casella.

Il lavoro massonico non chiede di trasformare tutto il pavimento in bianco — impresa impossibile e, secondo il simbolo, contraria alla struttura stessa del reale. Chiede di imparare a percorrere il bianco e il nero con equilibrio, orientati verso la volta stellata, sostenuti alle quattro nappe dalle virtù cardinali e sospinti in alto dai pioli della Scala. La dualità non è un problema da risolvere ma la condizione da abitare con arte: dal pavimento alla volta, dal molteplice all’uno.


Domande per la riflessione

  1. Su quale “colore” si passa più tempo — il bianco dell’espansione e dell’ottimismo, o il nero della contrazione e del realismo? Si tratta di una scelta consapevole o di un trascinamento?
  2. La frangia dentellata delimita il Tempio dall’esterno. Dove passa il confine fra lo spazio sacro del lavoro interiore e lo spazio profano della vita ordinaria?
  3. La volta stellata è il polo opposto del pavimento, l’infinito sopra il finito. Verso quale “cielo stellato” ci si orienta? Esiste un asse verticale nel proprio cammino?
  4. Il pavimento è fatto per essere camminato, non contemplato da seduti. Qual è il rapporto fra il lavoro simbolico e l’azione concreta? Quando capita di “osservare il pavimento” invece di percorrerlo?
  5. Le quattro nappe agli angoli richiamano le virtù cardinali. Quale di esse regge meglio il passo sul pavimento, e quale angolo resta più scoperto?

Connessioni nel vault


Connessioni nella Mappa

  • Il Pavimento a Scacchi e la Volta Stellata (Mappa Concetti / Simboli)
  • Il Cerchio — la totalità non divisa (Mappa Concetti / Simboli)
  • Il Tempio (Mappa Concetti / Simboli)
  • Il Tempio come Microcosmo (Mappa Concetti / Temi)
  • Tempo e Spazio Sacro (Mappa Concetti / Temi)
  • Luce e Iniziazione (Mappa Concetti / Temi)
  • Le Tradizioni Misteriosofiche Comparate (Mappa Concetti / Temi)

Fonti / Bibliografia

  1. Albert G. Mackey, An Encyclopedia of Freemasonry (1873; ed. riveduta 1929), voci “Mosaic Pavement” e “Tessellated Border / Indented Tessel”.
  2. First Degree Tracing Board Lecture, tradizione della United Grand Lodge of England (spiegazione del quadro di Loggia dell’Apprendista: pavimento a mosaico, frangia dentellata, Stella Fiammeggiante, Scala di Giacobbe).
  3. Bibbia: Genesi 28,10-19 (scala di Giacobbe); 2 Cronache 7,3 e 1 Re 6 (pavimento e rivestimenti del Tempio di Salomone).
  4. Albert Pike, Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry (Charleston, 1871), grado di Apprendista.
  5. Aristotele, Metafisica, I, 5 (986a) — tavola pitagorica dei dieci contrari.
  6. Nicola Cusano, De Docta Ignorantia (1440) e De Visione Dei (1453) — la coincidentia oppositorum e il murus paradisi.
  7. Carl Gustav Jung, Psicologia e Alchimia (1944) e Mysterium Coniunctionis (1955-56) — mandala, Sé, coincidenza degli opposti.
  8. Mircea Eliade, Méphistophélès et l’androgyne (1962) — la coincidenza degli opposti come modello della totalità.
  9. Tabula Smaragdina (Tavola di Smeraldo) — legge di corrispondenza fra alto e basso, nella tradizione ermetica.
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