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Il Cerchio

hub-simbolo ☉ 7 min di lettura ✓ verificata il 2026-06-21

⭕ Il Cerchio

Prima figura, prima verità: il cerchio non ha inizio, non ha fine, non ha divisioni — è la totalità non divisa.

Il simbolo

Il cerchio è la figura geometrica suprema: senza angoli, senza interruzioni, senza un punto privilegiato. In tutte le tradizioni è il simbolo della perfezione divina (il sole è un cerchio, l’occhio di Dio è un cerchio, il ciclo del tempo è un cerchio). In Massoneria, il cerchio appare ovunque: la volta stellata, il disco solare, l’Uróboro, il compasso che traccia il cerchio.

La prima Tavola da Maestro di Francesco (2026) è dedicata al cerchio come “totalità non divisa”: non solo una figura geometrica, ma una via di comprensione metafisica. Il cerchio supera la dualità del pavimento a scacchi (bianco/nero), trascende la linearità del percorso iniziatico, e indica la meta ultima: l’unità ritrovata.

La definizione metafisica: il punto e la circonferenza

La grande intuizione speculativa sul cerchio non riguarda la sua forma, ma il suo rapporto con il centro. Già nel Timeo Platone descrive la fabbricazione dell’anima del mondo come un movimento circolare: il Demiurgo dà al cosmo «la figura che gli era propria e a lui congeniale», cioè la sfera, «la più perfetta di tutte le figure e la più simile a se stessa», facendola ruotare uniformemente su sé stessa. Il movimento circolare è il movimento del pensiero che ritorna su di sé — il modello stesso dell’intelligenza divina.

Da questo nucleo platonico nasce, nel Medioevo, la celebre definizione attribuita al Liber XXIV philosophorum: «Dio è una sfera infinita il cui centro è dappertutto e la circonferenza in nessun luogo». Niccolò Cusano, nel De docta ignorantia (1440), riprende e radicalizza questa formula: nell’infinito attuale, il cerchio massimo coincide con la retta, il centro coincide con la circonferenza, e ogni opposizione si annulla nella coincidentia oppositorum. Il cerchio diventa così la cifra geometrica dell’Assoluto, di ciò che non si lascia misurare perché contiene in sé la propria misura.

Il cerchio come mandala

Carl Gustav Jung ha riportato il cerchio al centro della psicologia del profondo attraverso il concetto di mandala (dal sanscrito «cerchio»). Per Jung il mandala è il simbolo archetipico del Sé: una struttura circolare, spesso quadripartita, che la psiche produce spontaneamente — nei sogni, nei disegni, nelle visioni — nei momenti di disorientamento e di ricomposizione interiore. Il cerchio del mandala è l’immagine dell’ordine ritrovato, della totalità della personalità che integra coscienza e inconscio. Jung osserva che la sua comparsa segnala un processo di centratura: la psiche si organizza attorno a un centro che non coincide con l’io ma lo trascende.

Per René Guénon, infine, il cerchio rappresenta il principio nella sua indistinzione, mentre il centro è il «Punto primordiale» da cui tutto procede e a cui tutto ritorna: il raggio è la manifestazione, la circonferenza è il limite del manifestato, il centro è l’origine non manifestata. Nel Simbolismo della Croce Guénon mostra come il punto centrale, espandendosi, generi il cerchio, e come la riconduzione della circonferenza al centro figuri il ritorno della molteplicità all’Unità principiale. Il cerchio non è dunque una figura statica ma il diagramma di un movimento metafisico: emanazione dal centro e riassorbimento nel centro.

Il cerchio, il quadrato e la quadratura

Una delle tensioni simboliche più feconde della tradizione è quella tra il cerchio e il quadrato. Il cerchio, privo di angoli e di lati, rappresenta il Cielo, lo spirito, l’eternità incommensurabile; il quadrato, con i suoi quattro lati e i suoi quattro angoli orientati, rappresenta la Terra, la materia, lo spazio misurabile e orientato (i quattro punti cardinali, i quattro elementi). L’impresa impossibile della «quadratura del cerchio» — costruire con riga e compasso un quadrato di area uguale a un cerchio dato — diventa allora il cifrario geometrico di un compito spirituale: ricondurre la materia allo spirito, conciliare il terrestre e il celeste, l’umano e il divino. In ambito muratorio questa dialettica si riflette nei due strumenti per eccellenza: il compasso, che traccia il cerchio e appartiene al Cielo, e la squadra, che genera l’angolo retto e appartiene alla Terra. La loro unione sull’Ara è l’immagine stessa dell’opera iniziatica: armonizzare in sé il circolare e il quadrato.

Il punto entro il cerchio

Tra i simboli muratori figura il «punto entro il cerchio» (point within a circle), spesso affiancato da due linee parallele e dal Libro della Legge Sacra. Il punto rappresenta l’individuo, il centro irradiante della coscienza; il cerchio è il limite che egli non deve oltrepassare, la misura entro cui contenere le proprie passioni. È, al tempo stesso, immagine cosmologica (il punto-sole nel cerchio dello zodiaco) e morale (l’uomo che mantiene la giusta misura). Il cerchio diventa così non solo simbolo di totalità metafisica ma anche regola pratica di condotta: il muratore opera dentro il proprio cerchio, fedele al centro.

Lavori che lo trattano

Anno Nota
2026 Il cerchio - La totalità non divisa — Prima Tavola da Maestro
2026 2026-01-13 Il Cerchio — tornata dedicata al simbolo

La Tavola di Francesco sviluppa il cerchio lungo tre assi: geometrico (la figura senza divisioni), metafisico (la totalità che precede ogni dualità) e iniziatico (il ritorno all’unità come meta del cammino di Maestro). Il cerchio vi appare come superamento delle opposizioni rappresentate dal Il Pavimento a Scacchi e come compimento del Il Percorso Iniziatico.

Vale la pena notare la posizione del cerchio nel calendario simbolico della Loggia: la tornata del 13 gennaio 2026 apre l’anno proprio con questa figura prima e indivisa, quasi a stabilire l’orizzonte entro cui si svolgeranno gli altri lavori — dal triangolo alla volta stellata, dall’Uróboro al cubo. È come se l’anno muratorio prendesse avvio dalla totalità per poi articolarla nelle sue parti e infine ricomporla. Il cerchio è insieme punto di partenza e meta del percorso annuale.

Letture dalla Biblioteca

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Note personali

Questo è il simbolo scelto da Francesco per la sua prima Tavola da Maestro (3°). La scelta del cerchio dopo quattro anni di percorso è significativa: indica una sintesi, un ritorno all’unità dopo la complessità del cammino. Dalla pluralità degli strumenti e dei gradi si torna alla figura semplice e indivisa — non per regressione, ma per integrazione.

C’è una coerenza profonda nel fatto che il Maestro torni al cerchio. L’Apprendista lavora sulla pietra grezza, opera sulla materia informe; il Compagno apprende la geometria e la proporzione, articola e misura; il Maestro contempla la totalità ritrovata, il cerchio che racchiude e supera ogni misura. È il cammino che dalla molteplicità conduce all’Uno: non un Uno astratto e vuoto, ma un’unità che ha attraversato e integrato la differenza. Per questo il cerchio del Maestro non è il cerchio di chi non ha ancora cominciato, ma di chi è tornato — l’unità riconquistata dopo il viaggio, l’origine ritrovata alla fine.

Tag cerchio totalità infinito perfezione unità

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