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I Solstizi

tornata 2026-06-16 ☉ 14 min di lettura ✓ verificata il 2026-07-12

Tornata Informale — 16 giugno 2026

I Solstizi — le due porte dell’anno e i due San Giovanni


Il tema

Una settimana prima del solstizio d’estate. Il giorno più lungo dell’anno si avvicina: il momento in cui il sole raggiunge la massima declinazione a nord, sembra fermarsi per qualche giorno sull’orizzonte — sol stitium, “sole fermo” — e poi riprende il cammino verso il basso. Il punto di massima luce è, nello stesso istante, il punto in cui la luce comincia a diminuire.

La tradizione massonica riconosce due santi patroni: Giovanni Battista, la cui natività cade il 24 giugno, presso il solstizio d’estate, e Giovanni Evangelista, festeggiato il 27 dicembre, presso il solstizio d’inverno. Due porte dell’anno, due soglie solari. Non è una semplice coincidenza liturgica: è una scelta cosmologica. La Loggia si dice “Loggia di San Giovanni”, e in quel nome porta iscritte le due estremità del ciclo solare. È questa la ragione per cui si parla di massoneria “giovannita”: l’intero anno dei lavori è teso fra i due Giovanni, i due cardini luminosi dell’anno.

La domanda che questa tornata pone non è astronomica ma iniziatica: che cosa significa, per l’ordine massonico, inscrivere i propri lavori nel ritmo del sole? Perché il tempo dell’iniziazione non è il tempo lineare del calendario civile, ma il tempo ciclico e qualitativo dei cardini dell’anno.


Inquadramento simbolico

Il fenomeno astronomico è semplice: due volte l’anno il sole raggiunge il punto estremo della sua declinazione — il più alto sul nostro orizzonte a giugno, il più basso a dicembre — e per qualche giorno sorge e tramonta quasi nello stesso punto, prima di invertire il cammino. Da qui il nome latino solstitium, da sol (sole) e sistere (fermarsi). Attorno a questo “arresto” apparente quasi tutte le civiltà tradizionali hanno costruito una dottrina delle due porte dell’anno: due soglie solari, una d’estate e una d’inverno, poste ai due estremi del ciclo.

Il cuore del simbolismo è un paradosso di grande semplicità: il pieno della luce contiene già il germe del suo declino, e il fondo del buio contiene già il germe della risalita. Ciò che ha raggiunto il massimo può ormai solo decrescere; ciò che è giunto al minimo può solo cominciare a crescere. Per questo il solstizio d’estate, culmine della luce, apre di fatto la metà discendente dell’anno, e il solstizio d’inverno, fondo del buio, apre quella ascendente.

Le due festività dei San Giovanni cadono non esattamente sui solstizi ma pochi giorni dopo, quando la discesa e la salita sono già effettivamente cominciate. Il Battista, la cui nascita coincide col solstizio d’estate, pronuncia proprio la frase che riassume il senso della soglia discendente: «Bisogna che egli cresca e che io diminuisca» (Giovanni 3,30) — parola che, riferita al Cristo nato al solstizio d’inverno, traduce in linguaggio evangelico il moto del sole. L’Evangelista, festeggiato al solstizio d’inverno, è invece il testimone del Logos e della “luce che splende nelle tenebre” (Giovanni 1,1-5): la soglia ascendente, la luce che ricomincia a crescere dal fondo della notte.

Questa attenzione ai due cardini dell’anno non è un’invenzione massonica né soltanto cristiana. Quasi tutte le civiltà tradizionali hanno segnato i solstizi come momenti sacri: il ritorno della luce dal buio invernale e il culmine luminoso dell’estate sono stati celebrati con fuochi, veglie e feste dal mondo romano a quello nordico, dall’Egitto all’Iran. Ponendo i propri patroni ai due solstizi, la Massoneria si iscrive in questa lunga eredità: assume il calendario solare come misura del proprio anno di lavori e riconosce nei due Giovanni le due estremità — l’estiva e l’invernale — di un unico ciclo di luce. Per questo la sua tradizione è detta “giovannita”: non per devozione a due figure separate, ma perché nei due Giovanni riconosce le due soglie complementari attraverso cui passa l’intero anno iniziatico.

Il paradosso solstiziale fu formulato con nettezza da René Guénon: contrariamente al senso comune, che vede nell’estate la stagione gioiosa e nell’inverno quella triste, i due solstizi hanno carattere opposto a ciò che sembrano. «Ciò che ha raggiunto il suo massimo può ormai solo decrescere, e ciò che è giunto al suo minimo può invece solo cominciare a crescere.» Il solstizio d’estate apre così la metà discendente dell’anno, quello d’inverno la metà ascendente — una dinamica che la tradizione estremo-orientale riferisce all’alternanza di yin e yang, e che rende ragione del perché le due feste di Giovanni siano poste appena dopo i solstizi: a discesa e salita già iniziate, il carattere di ciascuna soglia si fa più chiaro.

L‘“arresto” del sole, del resto, non è istantaneo: per alcuni giorni l’astro sorge e tramonta quasi nel medesimo punto dell’orizzonte, e solo dopo questa apparente sosta riprende il cammino invertito. È in questo intervallo di sospensione che le tradizioni collocano la soglia vera e propria — il varco fra un semestre e l’altro. La soglia non è un istante ma un passaggio, e il passaggio richiede un custode: da qui, in area romana, la ricorrenza di Giano bifronte, il dio delle porte che guarda simultaneamente al prima e al poi, posto a presidio dei due solstizi e poi sostituito, nel calendario cristiano, dai due Giovanni. Le feste dei San Giovanni, precisa Guénon, «hanno realmente preso il posto di quelle di Giano ai due solstizi d’estate e d’inverno».


Le tradizioni a confronto

Il pregio del tema solstiziale è che permette di vedere, sotto forme diverse, un’unica intuizione cosmologica.

Mondo greco-romano. La formulazione più compiuta della dottrina delle due porte è neopitagorica e neoplatonica: da Numenio di Apamea a Porfirio fino a Macrobio, il Cancro e il Capricorno sono le soglie del transito delle anime. Su questo si innesta la figura di Giano, custode romano delle porte, collocato ai solstizi.

Mondo iranico. La festa di Yalda, che cade nella notte del solstizio d’inverno, è tra le più antiche celebrazioni del ritorno della luce: si veglia fino all’alba perché la notte più lunga dell’anno è anche quella da cui la luce ricomincia a crescere — la stessa logica del “minimo che risale”.

Mondo egizio. La cosmologia solare egizia legge il ciclo diurno e annuale come una perpetua morte e rinascita del sole: al mattino e al punto più basso dell’anno il sole “rinasce” nella forma di Khepri, lo scarabeo del sorgere, prima di percorrere il cielo come Ra e tramontare come Atum. Il solstizio d’inverno, “sole di mezzanotte” del ciclo annuale, riproduce su scala maggiore lo stesso mistero notturno della risalita.

Mondo romano tardo-antico e cristiano. La collocazione del Natale al 25 dicembre e la festa del Sol Invictus condividono la simbologia della nascita della luce dal fondo del buio invernale; sullo sfondo, il culto di Mitra. Il cristianesimo assume questa cosmologia e la ridistribuisce sui due Giovanni: il Battista al solstizio d’estate (porta discendente della misericordia), l’Evangelista al solstizio d’inverno (porta ascendente della lode e del Logos).

Sguardo pitagorico. Alla cornice si aggiunge, come sfondo, l’idea dell’armonia delle sfere: il moto dei corpi celesti secondo proporzioni musicali. Il solstizio è l’estremo dell’oscillazione dell’anno, il punto in cui la “corda” solare raggiunge la massima tensione prima di invertire la direzione — non una rottura, ma un’inversione ordinata dell’armonia cosmica. (Va ricordato, per precisione, che nel sistema di Filolao il centro del mondo non è il sole ma un “fuoco centrale”: il principio del centro ardente che regola il tutto resta però il medesimo.)

Ciò che accomuna queste tradizioni non è un prestito diretto dell’una dall’altra, ma il riconoscimento — indipendente e convergente — dei solstizi come cardini del tempo sacro, punti in cui il ritmo cosmico e il destino dell’anima si specchiano l’uno nell’altro.


Rilevanza per il cammino massonico

Il legame fra la Massoneria e i solstizi non è ornamentale. La Loggia si intitola ai due San Giovanni, e questo doppio patronato inscrive l’intero anno di lavori entro le due soglie solari. Le due festività — quella d’estate e quella d’inverno — scandiscono tradizionalmente il calendario dell’officina, e le tornate rispettano, nella loro cadenza, il ritmo dell’anno solare.

I due San Giovanni possono essere letti come le due polarità dell’atteggiamento iniziatico. Il Battista è il Precursore, colui che prepara la via, che opera nel mondo e “diminuisce” perché altro cresca: è il versante attivo, discendente, l’iniziato rivolto all’opera. L’Evangelista è il Visionario del Logos, colui che raccoglie la Luce e la contempla: è il versante ascendente, l’iniziato rivolto alla conoscenza. La Loggia, ponendosi sotto entrambi, integra le due nature in un’unica via.

La disposizione stessa della Loggia è solare. L’orientamento Oriente-Occidente riproduce il cammino del sole; l’Oriente, dove il sole sorge, è la sede del Maestro Venerabile; l’Occidente, dove tramonta, quella del Primo Sorvegliante. La tornata è, in questo senso, una giornata solare in miniatura — si apre nella luce e si chiude nel raccoglimento. Celebrare i solstizi significa, per l’ordine, riconoscere che il lavoro iniziatico non avviene nel tempo neutro dell’orologio, ma nel tempo qualificato dei cardini cosmici. Come ha mostrato Mircea Eliade, esiste un tempo sacro — ciclico, reversibile — distinto dal tempo profano lineare: la festa non commemora soltanto un tempo primordiale, ma lo rende nuovamente presente. Ciò tocca direttamente la pratica dell’officina: la tornata solstiziale non è il ricordo di un evento astronomico, ma la ricreazione di un tempo primordiale reso di nuovo attuale. L’officina non “parla del” solstizio, ma lo riattualizza, ponendo i propri lavori nel medesimo istante qualitativo in cui il cosmo inverte il proprio cammino.

Guénon osserva che il nome ebraico stesso del Battista e dell’Evangelista, Yohanan, custodisce un doppio senso — “misericordia di Dio” e “lode a Dio” — che si applica rispettivamente al santo discendente (la misericordia rivolta all’opera nel mondo) e a quello ascendente (la lode rivolta alla contemplazione). La figura popolare del “Giovanni che piange e Giovanni che ride” ne è l’eco: due volti di un’unica soglia, come i due volti di Giano. Anche la disposizione della Loggia, del resto, ripete questa polarità: l’Oriente della luce nascente e l’Occidente del tramonto sono i due poli fra cui il lavoro rituale oscilla come il sole fra i suoi solstizi.


Domande per la riflessione

  1. Delle due nature che i San Giovanni rappresentano — il Precursore che prepara la via e “diminuisce”, e il Visionario che raccoglie e contempla la Luce — quale prevale nel lavoro attuale della Loggia, e quale andrebbe riequilibrata?
  2. Il solstizio d’estate è il punto di massima luce e, insieme, l’inizio del declino. In che modo questa legge del “massimo che decresce” può istruire l’iniziato sul rapporto fra pienezza e misura?
  3. La Loggia è orientata come un cosmo solare. Che cosa comporta, per il lavoro dell’officina, prendere sul serio questo orientamento anziché trattarlo come una convenzione?

  4. Se, come sostiene Eliade, il tempo sacro non commemora ma rende presente, che differenza c’è fra ricordare i solstizi e celebrarli ritualmente? Cosa si perde quando il rito si riduce a data?


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Fonti / Bibliografia

Letture accessibili (base):

  • René Guénon, A proposito dei due San Giovanni (in Simboli della Scienza sacra, Adelphi) — testo di riferimento per il legame fra i due santi patroni e i solstizi: il paradosso del massimo che decresce, la lettura di Giovanni 3,30, il doppio senso del nome Yohanan.
  • Mircea Eliade, Il sacro e il profano (Das Heilige und das Profane, 1957), ed. it. Bollati Boringhieri — sul tempo sacro ciclico e reversibile, distinto dal tempo profano lineare.
  • Vangelo di Giovanni, 1,1-5 (prologo del Logos, teologia solstiziale invernale) e 3,30 («egli deve crescere e io diminuire», teologia solstiziale estiva).

Approfondimenti (Compagno):

  • René Guénon, Simboli della Scienza sacra (Symboles fondamentaux de la Science sacrée, 1962), ed. it. Adelphi — sul carattere invertito dei solstizi (yin/yang), su Giano bifronte sostituito dai due Giovanni ai due solstizi, e sulla figura del “Giovanni che ride e Giovanni che piange”.
  • Sfondo storico-religioso: sol stitium come “arresto” del sole; culto del Sol Invictus (25 dicembre) e di Mitra; festa iranica di Yalda al solstizio d’inverno; il sole egizio come Khepri, Ra, Atum.
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