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Libera muratoria e religione

tornata 2026-02-17 ☉ 21 min di lettura ✓ verificata il 2026-07-12

Tornata Informale — 17 febbraio 2026

Libera Muratoria e Religione


Il tema

C’è una domanda che il profano pone quasi sempre, prima o poi, a chi si accosta al Tempio: «La Massoneria è una religione? E se non lo è, come può un credente farne parte?». È una domanda mal posta, ma proprio per questo merita di essere presa sul serio, perché la sua confusione è la stessa che, per quasi tre secoli, ha alimentato sospetti, condanne e fraintendimenti reciproci.

La Libera Muratoria non è una religione: non professa un dogma rivelato, non amministra sacramenti, non promette salvezza, non impone un culto. Ma non è nemmeno un club filosofico indifferente al sacro. Si colloca in uno spazio terzo, faticoso da nominare: la maggior parte delle obbedienze chiede al candidato di dichiararsi credente in un Principio Superiore — il Grande Architetto dell’Universo — senza però mai stabilire quale nome dargli, né imporre una teologia. È una soglia, non un altare.

Il cuore del tema è questa tensione. Come si tiene insieme un’istituzione che esige una fede minima e insieme rifiuta ogni confessione particolare? Come convivono, dentro la stessa Loggia, un’anima esoterica e iniziatica che cerca la luce nel rito e un’anima adogmatica e civile che difende la libertà di coscienza? E perché, di fronte a tutto questo, la Chiesa cattolica ha reagito — dal 1738 in poi — con una fermezza dottrinale che vale la pena comprendere nelle sue ragioni, senza polemica e senza apologetica.

Il tema è delicato perché tocca la fede personale di ciascuno e la storia di conflitti reali. Va trattato quindi esponendo le posizioni a confronto per quello che sono, senza pretendere di stabilire chi abbia ragione: la posta in gioco non è emettere un verdetto, ma capire perché due visioni dell’uomo, della verità e del sacro abbiano potuto guardarsi così a lungo con reciproca diffidenza — e dove, invece, si aprano spazi di reciproca comprensione.


Le posizioni a confronto

Il rapporto fra Libera Muratoria e religione non si lascia ridurre a un’unica tesi. Conviene distinguere almeno tre piani, tenendoli in equilibrio.

a) La Massoneria come non-religione: la laicità come metodo

La posizione classica della libera muratoria di tradizione moderna è che essa non sia una religione, ma un metodo di lavoro interiore e sociale che presuppone la libertà di coscienza. Le Costituzioni di James Anderson (1723) fissano la formula fondativa: il Muratore è tenuto a obbedire alla Legge morale e a non essere «né ateo stupido né libertino irreligioso», ma è obbligato soltanto a «quella religione su cui tutti gli uomini convengono», lasciando a ciascuno le proprie «opinioni particolari». In questa cornice la Loggia non chiede di rinunciare alla propria fede: chiede di lasciarla, per così dire, sulla soglia come opinione personale, per ritrovare con gli altri un minimo comune denominatore etico.

Da questo punto di vista, la laicità massonica non è ateismo né indifferenza al sacro, ma un metodo: nessuna verità religiosa può essere imposta, e la ricerca della luce spetta alla coscienza libera di ciascuno. La Loggia, in questa lettura, non combatte le confessioni: le tiene «sulla soglia» perché uomini di fedi diverse possano lavorare insieme senza che l’una schiacci l’altra. È l’erede diretta della stagione della tolleranza europea — la Lettera sulla tolleranza di Locke è del 1689, le Costituzioni del 1723 — e fa della convivenza fra convinzioni diverse un principio operativo.

b) La questione del Grande Architetto dell’Universo

Il punto più frainteso e più decisivo è il G∴A∴D∴U∴. Nella tradizione che lo mantiene, esso non è il Dio di una teologia determinata, ma un simbolo regolativo: la parola «Architetto» rimanda al costruire, all’ordine, alla geometria, non alla creazione ex nihilo né alla provvidenza personale. Questa deliberata assenza di determinazione teologica permette che, attorno allo stesso simbolo, il cattolico pensi al Dio trinitario, l’ebreo all’Innominabile, il deista al Principio razionale, l’esoterista al Principio metafisico della Tradizione. Ciascuno resta fedele alla propria opinione particolare; tutti possono lavorare insieme.

Proprio su questo punto la Massoneria mondiale si è divisa. Nel 1877 il Grand Orient de France, su proposta del pastore protestante Frédéric Desmons, soppresse dalla propria Costituzione l’obbligo di credere in Dio e di lavorare «alla gloria del Grande Architetto dell’Universo», rendendo facoltativa anche l’esposizione del Volume della Legge Sacra. Da allora il mondo massonico si articola in due grandi famiglie: quella di tradizione anglosassone — la United Grand Lodge of England e le obbedienze da essa riconosciute «regolari» — che mantiene il GADU come landmark irrinunciabile; e quella «liberale» o «adogmatica», che lascia il punto alla libera coscienza del singolo. La United Grand Lodge of England ritirò il riconoscimento al Grand Orient de France, e con essa gran parte del mondo massonico anglosassone.

Il Grande Oriente d’Italia appartiene alla prima famiglia: il riferimento al GADU resta condizione costituzionale e il Volume della Legge Sacra è aperto sull’Ara in ogni Tempio. È questa scelta a garantire al GOI il riconoscimento internazionale nel circuito delle obbedienze «regolari». Il punto delicato, e onesto da segnalare, è che tale scelta è insieme laica e non agnostica: non impone quale Dio, ma esige un Principio. Altre obbedienze presenti in Italia e in Europa hanno compiuto la scelta opposta, considerando la libertà assoluta di coscienza — inclusa quella di chi non crede — un valore prioritario rispetto all’uniformità del landmark. Nessuna delle due posizioni è, sul piano storico, «la» Massoneria: sono due tradizioni che convivono e talvolta si contendono la legittimità.

c) La posizione delle Chiese

Sul versante religioso, la reazione più antica, articolata e severa è quella della Chiesa cattolica, che ha condannato l’adesione alla Massoneria a partire dalla bolla In eminenti apostolatus specula di Clemente XII (1738) fino ai documenti del XX secolo. È onesto riconoscere la coerenza interna di questa posizione: per una Chiesa che si pensa custode di una verità rivelata e necessaria alla salvezza, un’istituzione che fa della libertà di coscienza in materia religiosa un principio fondante appare, dal suo punto di vista, come una negazione pratica dell’unicità della vera fede. I documenti dottrinali non parlano tanto di «complotti» quanto di una inconciliabilità di principio fra due antropologie: due visioni diverse del rapporto fra uomo, verità e Dio.

Va però evitata una semplificazione: «le Chiese» non hanno reagito in modo uniforme. Diverse confessioni protestanti hanno storicamente convissuto con la Massoneria — il primo Antico Dovere di Anderson fu redatto da un pastore presbiteriano, e pastori protestanti sono stati e sono membri di Logge in area anglosassone e nordica. Le Chiese ortodosse hanno assunto posizioni per lo più critiche, come alcune sinodi greche del Novecento. All’interno stesso del cattolicesimo, dopo il Concilio Vaticano II, si aprì un periodo di dialogo e di studio sulla natura delle diverse obbedienze; la posizione dottrinale di netta incompatibilità è stata poi ribadita. Il quadro reale, dunque, non è un fronte compatto delle religioni contro la Massoneria, ma un ventaglio di posizioni che va dalla condanna alla convivenza, a seconda della confessione e dell’epoca.

Il nodo di fondo resta quello indicato dai testi dottrinali cattolici più impegnativi: la Massoneria, tenendo la fede confessionale come «opinione particolare», relativizza — dal punto di vista di una Chiesa rivelata — ciò che quella Chiesa considera assoluto. Comprenderne le ragioni da entrambe le parti è più utile che dichiarare chi abbia torto.


Fonti e approfondimenti

Le tre posizioni sopra bastano a orientarsi. Chi voglia andare più a fondo trova qui i documenti che le hanno fissate nella storia: le formule di Anderson, le condanne pontificie, la risposta muratoria e il caso italiano.

1. Le Costituzioni di Anderson (1723 e 1738) — «quella religione su cui tutti gli uomini convengono»

Il documento fondativo della Massoneria speculativa moderna è il Book of Constitutions redatto dal pastore presbiteriano James Anderson e pubblicato a Londra nel 1723. Il primo dei suoi «Antichi Doveri» (Old Charges), intitolato Concerning God and Religion, contiene la frase che ha disegnato per sempre il rapporto della Loggia con il sacro:

«Un Muratore è obbligato, per la sua condizione, a obbedire alla Legge morale; e se intende rettamente l’Arte, non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni paese ad essere della religione di quel paese o nazione, quale essa fosse, oggi si è ritenuto più conveniente obbligarli soltanto a quella religione su cui tutti gli uomini convengono, lasciando a ciascuno le sue particolari opinioni.»

Nella formula originale — that Religion in which all Men agree, leaving their particular Opinions to themselves — è racchiusa l’intera svolta. La condizione esplicita è il rifiuto dell’ateismo («stupid Atheist») e del libertinismo irreligioso: non si chiede una confessione, ma non si ammette il vuoto. È importante notare l’evoluzione interna alla tradizione: la seconda edizione del 1738, sempre curata da Anderson, riformula il primo Dovere in senso più universalista, spostando l’accento dal «centro dell’unità» di sfondo cristiano verso l’orizzonte più ampio del noachismo, cioè verso quei precetti universali che la tradizione attribuiva ai «figli di Noè» prima di ogni rivelazione particolare. La direzione della riforma è chiara: dall’appartenenza confessionale verso un fondamento etico condiviso.

2. Le condanne pontificie — In eminenti (1738), Providas Romanorum (1751), Humanum genus (1884)

Solo quindici anni dopo la prima edizione delle Costituzioni, il 28 aprile 1738, papa Clemente XII promulga la prima condanna pontificia della Massoneria, la bolla In eminenti apostolatus specula. Le ragioni addotte sono essenzialmente tre. La prima è il segreto: il vincolo giurato a non rivelare i lavori è letto come indizio che si compia qualcosa che «non sopporta la luce». La seconda è l’indifferentismo religioso: il radunare insieme uomini di ogni confessione «quale essa sia» appare, dal punto di vista della Chiesa, come una livella che mette sullo stesso piano verità ed errore. La terza è il timore per l’ordine pubblico, sospetto comune a molti governi dell’epoca. La pena prevista era la scomunica latae sententiae, riservata alla Santa Sede.

La condanna fu confermata e inasprita da Benedetto XIV con la costituzione Providas Romanorum (18 marzo 1751), che ribadisce In eminenti e ne rilancia le motivazioni. Il documento più ampio e dottrinalmente articolato è però l’enciclica Humanum genus di Leone XIII (20 aprile 1884): essa identifica nella Massoneria il vertice organizzato del «naturalismo» moderno — la tesi secondo cui l’uomo non ha bisogno di grazia né di rivelazione per raggiungere il bene — e la associa a princìpi come la sovranità popolare, la separazione fra Stato e Chiesa e l’educazione laica. Humanum genus costruisce il proprio impianto sulla contrapposizione agostiniana fra la «città di Dio» e la «città dell’uomo».

Va aggiunto, per equilibrio storico, che il quadro giuridico-canonico è mutato nel tempo: il Codice di Diritto Canonico del 1917 nominava esplicitamente la scomunica per gli iscritti alla Massoneria (can. 2335), mentre il Codice del 1983 non la nomina più (can. 1374, che punisce genericamente l’adesione a associazioni che complottano contro la Chiesa). La posizione dottrinale di incompatibilità è stata comunque ribadita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella Declaratio de associationibus massonicis del 26 novembre 1983. La condanna, insomma, non è un equivoco storico riassorbito, ma il prodotto persistente di due visioni diverse dell’uomo di fronte alla verità.

3. La risposta massonica — laicità, non ostilità al sacro

Dalla sponda muratoria, la replica a queste condanne non coincide necessariamente con l’anticlericalismo militante, ma con la rivendicazione della laicità come metodo. In questa lettura, la Massoneria si pensa erede di una linea che attraversa la tolleranza di Locke e Voltaire e risale più indietro, fino ai misteri antichi e alle tradizioni iniziatiche, dove l’esperienza del sacro non passa per l’adesione a un dogma ma per la trasformazione del soggetto. L’anima esoterica della Massoneria è «religiosa» in senso etimologico — re-ligere, ricollegare l’uomo al Principio — ma non confessionale; l’anima adogmatica è più sensibile al versante etico-civile, alla difesa delle libertà, al perfezionamento dell’umanità. Le due convivono, talvolta in tensione, ed è questa convivenza — non la sua risoluzione — a costituire una specificità muratoria. È bene però non trasformare questa autodescrizione in un giudizio sull’altra parte: la coerenza della posizione massonica non implica l’incoerenza di quella ecclesiastica, e viceversa.

4. Il caso del Grande Oriente d’Italia — la scelta del landmark

A chiusura del cerchio, il Grande Oriente d’Italia mantiene il riferimento al Grande Architetto dell’Universo come principio costituzionale e tiene aperto sull’Ara il Volume della Legge Sacra. Questa fedeltà al landmark è la scelta di restare una via iniziatica ancorata a un Principio Superiore e, insieme, la condizione del riconoscimento internazionale nella famiglia delle obbedienze «regolari». È laica e adogmatica (non impone quale Dio) ma non agnostica nei propri fondamenti (esige un Principio). Tenere insieme queste due fedeltà — alla libertà di coscienza e al simbolo del GADU — è la forma «italiana» del problema. Altre obbedienze italiane ed europee hanno scelto diversamente, ed entrambe le scelte appartengono, storicamente, alla vicenda della libera muratoria.

5. Il Grande Architetto dell’Universo — principio, non confessione

Il G∴A∴D∴U∴ funziona, nelle obbedienze che lo mantengono, come grammatica del rispetto più che come contenuto teologico. La sua indeterminatezza non è cedimento ma metodo: è la garanzia che il lavoro della Loggia abbia un senso e una misura, senza che la Loggia debba stabilire quale teologia lo fondi. È qui che si gioca la differenza fra le due famiglie massoniche (vedi §b delle posizioni a confronto): mantenere il GADU come landmark significa concepire la Massoneria come via iniziatica ancorata a un Principio; renderlo facoltativo significa concepirla come libera associazione di ricerca aperta anche a chi non crede. Sono due antropologie diverse dentro la stessa tradizione, prima ancora che nel confronto con le religioni. La formulazione di Albert Pike in Morals and Dogma (1871) — il GADU come riconoscimento di un Principio Superiore e dell’immortalità dell’anima, non come dogma confessionale — resta uno dei tentativi più noti di dire questo «minimo metafisico» senza scivolare in una teologia particolare.


Rilevanza per il cammino massonico

Il tema del rapporto fra Libera Muratoria e religione non è una curiosità storica: tocca il gesto rituale quotidiano. Quando in Loggia si lavora «alla gloria del Grande Architetto dell’Universo», ci si colloca dentro una scelta precisa — quella delle obbedienze che mantengono il riferimento al Principio — e si sperimenta in prima persona la «grammatica della soglia»: il simbolo comune permette il lavoro condiviso, mentre la fede di ciascuno resta opinione particolare.

Per chi proviene da una tradizione confessionale, il tema pone la domanda della doppia fedeltà: come si tiene insieme, senza forzature, l’appartenenza a una fede rivelata e l’appartenenza a una via iniziatica che di quella fede non chiede conto? Per chi viene da una sensibilità laica o agnostica, il tema pone la domanda opposta: che cosa significa impegnarsi verso un Principio che non si è chiamati a definire? In entrambi i casi, comprendere le ragioni storiche del conflitto — le formule di Anderson, le condanne pontificie, la scissione del 1877 — aiuta a vivere il rito con consapevolezza anziché con imbarazzo, e a rispondere al profano che interroga senza cadere né nell’apologia né nella provocazione.

La posta più profonda è antropologica: la Libera Muratoria si presenta come una terza via fra la religione e la sua negazione, e proprio per questo resta un luogo dove la questione del sacro non è chiusa ma continuamente riaperta dal lavoro di ciascuno.


Domande per la riflessione

Sul Grande Architetto - Lavorare «alla gloria del G∴A∴D∴U∴»: che cosa designa quel simbolo? Un Principio metafisico reale, un simbolo regolativo della libertà di coscienza, o il volto velato del Dio di una fede personale? - «La religione su cui tutti gli uomini convengono» di Anderson è ancora praticabile in un mondo plurale e in larga parte secolarizzato, o è un’utopia settecentesca?

Sulle due anime - L’anima esoterica e quella adogmatica: la loro convivenza è una ricchezza o una contraddizione irrisolta? E la scelta di mantenere o rendere facoltativo il GADU quale delle due privilegia? - È possibile essere insieme praticante di una religione positiva e iniziato muratore senza che una delle due fedeltà finisca per prevalere sull’altra?

Sulla laicità - La laicità della Loggia è assenza del sacro o sua difesa come affare della libera coscienza? Dove passa il confine fra laicità e indifferenza religiosa?

Sul rapporto con le Chiese - La condanna cattolica nasce da un fraintendimento o da una reale inconciliabilità di principio? Esiste uno spazio di dialogo, o le due antropologie restano incommensurabili? - Perché confessioni diverse (protestanti, ortodosse, cattolica) hanno reagito in modo differente? Che cosa dice questa diversità sulla natura del problema? - Che peso ha, per il giudizio d’oggi, il fatto che il Codice del 1917 nominasse la scomunica e quello del 1983 non la nomini più, mentre la Declaratio dello stesso 1983 ribadisce l’incompatibilità dottrinale?


Connessioni nel vault


Connessioni nella Mappa

  • La Tolleranza e la Libertà — il presupposto storico: la tolleranza è il metodo che permette alle confessioni di coesistere sulla soglia della Loggia.
  • Le Due Anime della Massoneria — il nodo dottrinale: l’anima esoterica legge il GADU come Principio, l’anima adogmatica come simbolo regolativo della libertà di coscienza.
  • La Massoneria nella Storia — il quadro entro cui collocare le condanne pontificie e la scissione del 1877.
  • Il Percorso Iniziatico — la lettura che intende la Massoneria come via di trasformazione interiore, distinta dalla via confessionale.
  • Il Segreto e la Tradizione Esoterica — il «segreto» massonico come uno dei capi d’accusa delle condanne e come categoria iniziatica.

Fonti / Bibliografia

Fonti primarie 1. James Anderson, The Constitutions of the Free-Masons, London, 1723; seconda edizione riveduta, 1738. Primo Antico Dovere, Concerning God and Religion («that Religion in which all Men agree»). 2. Clemente XII, bolla In eminenti apostolatus specula, 28 aprile 1738 (prima condanna pontificia della Massoneria; scomunica latae sententiae). 3. Benedetto XIV, costituzione apostolica Providas Romanorum Pontificum, 18 marzo 1751 (conferma e rilancio di In eminenti). 4. Leone XIII, enciclica Humanum genus, 20 aprile 1884 (la Massoneria come vertice del «naturalismo» moderno). 5. Congregazione per la Dottrina della Fede, Declaratio de associationibus massonicis, 26 novembre 1983 (ribadisce l’incompatibilità dottrinale dopo il nuovo Codice di Diritto Canonico). 6. Arturo Reghini, Le parole sacre e di passo e La tradizione pitagorica massonica (rivendicazione della natura iniziatica dell’Ordine). 7. Albert Pike, Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite (1871): il GADU come riconoscimento di un Principio Superiore e dell’immortalità dell’anima, non come dogma confessionale.

Snodi storici verificati 8. Motion Desmons, Convento del Grand Orient de France, 1877: soppressione dell’obbligo di riferimento al GADU e al Volume della Legge Sacra; conseguente ritiro del riconoscimento da parte della United Grand Lodge of England e distinzione fra obbedienze «regolari» e «liberali/adogmatiche». 9. Grande Oriente d’Italia: mantenimento costituzionale del GADU e del Volume della Legge Sacra sull’Ara come condizione della «regolarità» internazionale.

Contesto della tolleranza 10. John Locke, A Letter Concerning Toleration (1689); Voltaire, Traité sur la tolérance (1763): sfondo intellettuale della libera muratoria come spazio di convivenza fra confessioni diverse.


Nota metodologica. La scheda espone posizioni storiche e dottrinali diverse a fini di studio, senza sposarne alcuna. Le fonti citate sono documenti reali e verificabili; le date e le attribuzioni sono state controllate. Il tema resta oggetto di letture legittimamente divergenti, dentro e fuori la Libera Muratoria.

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