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Interstellar

film 2014 ☉ 9 min di lettura
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Interstellar

Sotto la superficie di un film di fantascienza catastrofica, «Interstellar» nasconde un percorso iniziatico in piena regola: un uomo che lascia la casa nota per attraversare una soglia impossibile, che smarrisce ogni certezza razionale e che ritrova, dall’altra parte del tempo, l’unico filo capace di ricondurlo a sé — l’amore. Christopher Nolan costruisce un’opera che si legge su due piani contemporanei: quello fisico, dei wormhole e delle anomalie gravitazionali, e quello simbolico, dove il viaggio cosmico è in realtà un viaggio verso l’interiorità.

La pellicola

La Terra sta morendo. Le colture falliscono una dopo l’altra sotto il peso di tempeste di polvere che sembrano quasi un giudizio, e l’umanità, incapace di guardare oltre il proprio orizzonte, si è rassegnata alla sopravvivenza minima. In questo scenario Cooper, ex pilota costretto a fare l’agricoltore, viene richiamato — da segnali che solo lui e la figlia Murph sanno decifrare — a una missione impossibile: attraversare un wormhole comparso presso Saturno per esplorare tre pianeti che potrebbero accogliere ciò che resta della specie umana. È un mito antico travestito da hard science-fiction: la chiamata inattesa, l’abbandono della casa, la traversata di una soglia che nessuno ha mai varcato e da cui, forse, non si ritorna.

Il cuore filosofico del film si rivela quando la scienziata Amelia Brand, dovendo scegliere fra due pianeti ugualmente plausibili sul piano dei dati, propone di fidarsi dell’amore come «l’unica cosa che percepiamo capace di trascendere le dimensioni di spazio e tempo». È un’affermazione che la sceneggiatura non lascia cadere: nel finale sarà proprio il legame fra Cooper e Murph — non un calcolo, non uno strumento — a permettere il salto che salva l’umanità. Cooper, scaraventato dentro Gargantua, il buco nero, si ritrova in una struttura pentadimensionale — il tesseratto — costruita da una civiltà futura (che è, in realtà, l’umanità stessa evoluta oltre le quattro dimensioni note) per permettergli di comunicare col passato attraverso la gravità, l’unica forza capace di attraversare le pareti del tempo. Il fantasma che per tutta l’infanzia di Murph faceva cadere i libri dalla libreria e componeva la polvere in codice binario altri non era che Cooper stesso, che dal futuro tentava di raggiungere la figlia nel passato. Tempo, causa ed effetto si arrotolano su se stessi, e ciò che sembrava un enigma esterno si rivela un cerchio chiuso dall’amore.

Simboli e vie iniziatiche

Il viaggio di Cooper è, prima ancora che uno spostamento nello spazio, un attraversamento del Tempo: il film insegna che passato, presente e futuro non sono segmenti separati ma facce di un solo istante, l’Adesso in cui — come mostra la stanza pentadimensionale di Murph — ogni momento della sua vita coesiste ed è osservabile simultaneamente. È la stessa intuizione che le tradizioni iniziatiche custodiscono quando insegnano a cercare l’eternità non fuori dal tempo ma dentro l’istante presente, vissuto con piena coscienza.

Il tesseratto è la figura più dichiaratamente iniziatica del film: una geometria delle Dimensioni superiori resa visibile e abitabile, luogo-non-luogo in cui l’uomo-corpo scopre i propri limiti mentre l’uomo-spirito scopre di poterli oltrepassare. Attraversarlo equivale a varcare una Soglia che separa la conoscenza ordinaria, vincolata ai sensi e alla misura, da una conoscenza che si serve di un linguaggio diverso — la gravità, il codice Morse battuto sulla lancetta di un orologio, il segnale che sembra casuale e invece è intenzione.

Al centro di tutto resta l’Amore, che Nolan tratta non come sentimentalismo ma come forza reale, quantificabile eppure eccedente ogni misura — un concetto che nella prosa dei testi studiati viene accostato senza remore alla nozione cabalistica di Kabbalah, in particolare al Chesed, la bontà amorevole che lega e sostiene l’intera creazione oltre i confini del mondo fisico. È l’amore, non l’intelligenza né la potenza tecnica, a fungere da bussola quando ogni calcolo è insufficiente: il vero criterio di scelta di fronte all’ignoto.

L’intero arco narrativo di Cooper — chiamata, distacco, prova, morte simbolica nel buco nero, ritorno trasformato — ricalca lo schema classico dell’Iniziazione: chi entra nella soglia non ne esce come chi vi era entrato. Cooper compie il proprio sacrificio non per eroismo esibito ma per amore di sua figlia, e proprio in questo gesto spogliato di ogni calcolo trova la via per compiere ciò che la sola scienza non sapeva realizzare.

Rilevanza massonica

«Interstellar» offre alla riflessione di Loggia un’immagine potente del lavoro iniziatico: la crisi che costringe a lasciare la casa conosciuta, l’attraversamento di una soglia che spaventa la ragione ordinaria, la scoperta che ciò che pareva esterno e misterioso — i segnali, “loro” — era in realtà proiezione della propria stessa umanità evoluta. È un invito a non separare la ricerca della verità dalla ricerca del cuore: il film mostra un uomo di scienza, Cooper, che arriva a comprendere l’universo solo quando accetta che l’amore per la figlia è tanto reale e tanto operante quanto la gravità che piega lo spaziotempo.

Vi è inoltre, nel personaggio del Professore incapace di risolvere l’equazione e nel Dottor Mann corrotto dalla paura, un monito sui limiti di una scienza puramente tridimensionale, chiusa nel calcolo e priva di trascendenza: un richiamo, caro alla via massonica, a coltivare insieme lo squadro della ragione e la libertà del compasso, senza sacrificare l’una all’altro. Il tempo circolare del film — in cui l’effetto genera la propria causa — parla infine al Fratello del lavoro su di sé: ciò che semineremo nel nostro perfezionamento non è mai perduto, ma ritorna, in forme spesso irriconoscibili, a sostenere chi verrà.

Le letture di approfondimento

Il fondo della Biblioteca custodisce tre letture dedicate a «Interstellar», qui restituite per grado.

Per l’Apprendista

Il primo testo, dedicato al tempo e all‘“Adesso”, legge il film come un archetipo universale: un problema irreversibile, una sfida senza soluzione visibile, un tempo che stringe. È la condizione stessa in cui ciascuno, prima o poi, si ritrova a dover scegliere senza certezze. La scena d’apertura — la polvere che compone un codice binario, i libri che cadono dalla libreria — viene letta come manifestazione di “LORO”, entità che disseminano coincidenze benevole affinché l’uomo se ne accorga e possa salvarsi; solo nel finale si scopre che “LORO” altro non sono che noi stessi, proiettati da un futuro più evoluto verso il proprio passato. Il testo insiste su un punto: non esiste davvero una separazione fra passato, presente e futuro — sono «tutti concentrati in un punto, l’adesso» — e ciò che Cooper vive nel tesseratto ne è la dimostrazione narrativa. È l’entanglement, il legame invisibile fra Cooper e Murph, a rendere possibile la comunicazione attraverso le dimensioni, tanto quanto è quel legame a spingere Murph, ormai adulta, a tornare a recuperare l’orologio in cui il padre ha codificato la formula che salva l’umanità.

Il secondo testo approfondisce specificamente il significato metafisico dell’amore nel film, definendolo non un sentimento passeggero ma «il sentimento più primordiale, eppure trascendente». L’amore, spiega l’autore, si sottrae alle leggi fisiche proprio nel momento in cui il soggetto ne ha coscienza meta-critica: non ama semplicemente, ma sa di amare, e in questo sapere supera la propria temporalità accidentale. È un amore che «non si presentifica in un tempo materializzato», capace di muoversi fra ricordo e attesa anche quando un buco nero destabilizza ogni linearità.

Il testo contrappone questa via sentimentale al fallimento dell’uomo di sola scienza: il Professore non riesce a risolvere l’equazione perché la teoria tridimensionale, per quanto raffinata, non può da sola accedere a ciò che eccede il calcolo; il Dottor Mann, spogliato del prestigio intellettuale, si ritrova in balìa di una paura che la sua razionalità non sa governare. «La teoria è esaurita — scrive l’autore — il sentimento deve ancora dire la sua». Interstellar pone così l’amore come unico strumento in grado di avvicinare l’uomo a domande che la ragione da sola non può sciogliere, in un tempo — quello nostro, non solo quello del film — in cui rischiamo di perdere coscienza di noi stessi evolvendoci meccanicamente verso un fine sempre più oscuro.

Per il Compagno

Il terzo testo propone una lettura speculativa del film attraverso la Kabbalah, individuando dieci corrispondenze fra elementi della sceneggiatura e concetti dell’Albero della Vita e della tradizione cabalistica. Il wormhole viene letto come portale fra Malkuth, la Sefirah del mondo fisico, e gli Olamot, i mondi spirituali superiori: soglia attraverso cui viaggiano energia e coscienza. Il sacrificio di Cooper nel buco nero è accostato al Mesirat Nefesh, il sacrificio di sé per uno scopo superiore su cui insisteva Isaac Luria; il tesseratto, che permette la comunicazione fuori dal tempo, è letto come manifestazione di Binah, la comprensione che trascende i limiti di spazio e tempo. La stessa citazione di Amelia Brand sull’amore che trascende le dimensioni viene ricondotta a Chesed, la Sefirah della bontà amorevole discussa da Moshe Cordovero come attributo divino centrale.

Il testo prosegue accostando i “messaggi spettrali” ricevuti da Murph al concetto di Nevuah, la comunicazione divina che nello Zohar si manifesta per vie nascoste e richiede interpretazione; le missioni Lazarus, che cercano pianeti abitabili per salvare l’umanità, sono lette come immagine del Tikkun Olam, la riparazione del mondo; il buco nero Gargantua diventa figura del Tzimtzum, la contrazione della luce divina che, secondo Luria, crea lo spazio stesso per l’esistenza del mondo fisico. La dilatazione temporale vicino al buco nero viene infine accostata alla relatività del tempo fra i diversi Olamot, mentre l’equazione gravitazionale che Murph deve risolvere è letta come ricerca di Chokmah e Da’at, sapienza e conoscenza unificate.

L’ultima corrispondenza riguarda la celebre battuta sul “posto tra le stelle” contrapposto al “posto nella terra”: il testo vi legge la dualità fra Malkuth, l’esistenza fisica, e Keter, l’aspirazione spirituale più alta — un invito, per chi lavora sulla propria scala, a non lasciarsi confinare dal solo mondo materiale. Si tratta, come lo stesso testo dichiara, di una lettura speculativa e non di un’esegesi filologica della Kabbalah storica: un esercizio di risonanza simbolica che il Compagno è invitato a vagliare con discernimento, non ad assumere come dottrina.

Fonti

  • Anonimo, «Il tempo, il presente, il passato e il futuro concentrati in un punto: l’adesso» (approfondimento su Interstellar)
  • Anonimo, «Il significato metafisico dell’amore» (approfondimento su Interstellar)
  • Anonimo, «Interstellar — possibili parallelismi cabalistici»
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Voci affini

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