Autore
Giordano Bruno
Giordano Bruno (1548–1600)
L’ermetista che voleva riformare il cristianesimo
Fratello Compagno, ora che hai superato l’Apprendistato, ti propongo di approfondire Giordano Bruno strutturalmente: la sua biografia errante, le sue 6 opere italiane londinesi, l’arte della memoria, la cosmologia infinita, e — fondamentale — l’interpretazione ermetica della sua opera che Frances Yates ha rivoluzionato negli anni 1960.
Biografia in dettaglio: una vita errante
Filippo Bruno nasce a Nola (Regno di Napoli, oggi provincia di Napoli) nel gennaio o febbraio 1548. Studia a Napoli, e nel 1565 (a 17 anni) entra nell’Ordine Domenicano al convento di San Domenico Maggiore di Napoli, prendendo il nome di Giordano. È nel convento dove studiò anche Tommaso d’Aquino (300 anni prima). Si laurea, è ordinato sacerdote nel 1572.
La fuga (1576)
Nel gennaio 1576 è formalmente accusato di eresia dal procuratore dell’Ordine: tra le accuse, aver letto Erasmo (libro proibito), aver tolto immagini sacre dalla cella tenendovi solo il Crocifisso, aver dubitato della Trinità. Convocato a Roma, fugge prima di arrivare al processo. Abbandona l’abito domenicano. Inizia una vita di esule che durerà 16 anni.
L’esilio (1576–1591)
- 1576–1579: Genova, Torino, Venezia, Padova, Bergamo.
- 1579–1581: Ginevra (capitale calvinista) — è subito espulso anche dai protestanti per aver criticato un dottore della Riforma; Tolosa — insegna filosofia all’Università, dottorato in teologia.
- 1581–1583: Parigi — alla corte di Enrico III di Francia (re affascinato dall’arte della memoria), che gli concede una lettura straordinaria al Collège de France. Pubblica i primi trattati di mnemotecnica (De Umbris Idearum, 1582; Cantus Circaeus, 1582; Ars Memoriae).
- 1583–1585: Londra — soggiorno capitale. Ospite dell’ambasciatore francese Michel de Castelnau, signore di Mauvissière presso la sua residenza londinese. Frequenta la corte di Elisabetta I, l’università di Oxford (dove ha un disputa pubblica con i professori aristotelici, descritta nella Cena de le Ceneri). Scrive le 6 opere italiane di cui parleremo.
- 1585–1586: ritorna a Parigi.
- 1586–1591: Wittenberg, Helmstedt, Praga (alla corte di Rodolfo II, imperatore-mago), Francoforte. Pubblica le 3 opere latine francofortesi (De Triplici Minimo, De Monade, De Immenso, 1591) — la sua sintesi metafisica matura.
Il ritorno fatale (1591–1592)
Nell’agosto 1591 Giovanni Mocenigo, patrizio veneziano, invita Bruno a Venezia perché gli insegni mnemotecnica e (sperava lui) le tecniche pratiche della magia. Bruno accetta — fatale errore. Dopo nove mesi di insegnamento, Mocenigo non riceve le tecniche operative magiche che desiderava (Bruno gli aveva insegnato filosofia, non scaramanzia), e si rivolge all’Inquisizione veneziana: il 23 maggio 1592 denuncia formalmente Bruno per eresia. Arresto immediato.
Il processo (1592–1600)
Inizialmente processato a Venezia (1592–1593), Bruno è poi estradato a Roma nel gennaio 1593 su pressione del Sant’Uffizio romano. Il processo dura sette anni in totale (1593–1600), nelle prigioni di Castel Sant’Angelo.
Le otto accuse principali ricostruite dal Sommario del processo (rinvenuto da Angelo Mercati negli Archivi Vaticani solo nel 1942, Il sommario del processo di Giordano Bruno, Biblioteca Apostolica Vaticana 1942):
- Aver sostenuto opinioni eretiche sulla Trinità (Cristo come ipostasi inferiore, sospetto di arianesimo).
- Aver negato la Transustanziazione e la Verginità di Maria.
- Aver praticato la magia e la divinazione.
- Aver creduto nella metempsicosi (trasmigrazione delle anime).
- Aver sostenuto la pluralità dei mondi abitati.
- Aver sostenuto l’eternità del mondo (negando la creazione ex nihilo).
- Aver dichiarato che i miracoli di Cristo erano “apparenti” o magici.
- Aver mosso accuse contro la Chiesa cattolica.
Il 20 gennaio 1600 il Sant’Uffizio emana la sentenza: eretico impenitente e relapso, da consegnare al braccio secolare. Il 17 febbraio 1600 Bruno viene arso vivo in Campo de’ Fiori, a Roma. Le sue ceneri disperse nel Tevere.
Le 6 opere italiane di Londra (1584–1585)
Il periodo capitale dell’opera bruniana è il soggiorno londinese, dove in 18 mesi pubblica le 6 opere italiane (in volgare italiano, non latino — gesto già rivoluzionario per filosofo serio del Cinquecento):
-
La Cena de le Ceneri (Londra 1584). Dialogo in 5 giornate. Bruno difende la cosmologia copernicana e attacca i professori di Oxford. Ambientato in una cena del Mercoledì delle Ceneri alla casa di Fulke Greville.
-
De la Causa, Principio et Uno (Londra 1584). La metafisica. Distinzione tra Causa (la divinità intelligente) e Principio (la materia universale animata). L’Anima del Mondo (Anima Mundi) pervade ogni cosa.
-
De l’Infinito Universo e Mondi (Londra 1584). La cosmologia rivoluzionaria: universo infinito, mondi infiniti, ogni stella è un sole.
-
Spaccio de la Bestia Trionfante (Londra 1584). Polemica religiosa: “spaccio” della bestia (le superstizioni). Riforma allegorica del cielo in cui si sostituiscono le costellazioni mitologiche con virtù morali.
-
Cabala del Cavallo Pegaseo (Londra 1585). Operetta minore. Satira della “santa asinità” cristiana, lettura cabalistica grottesca.
-
De gli Eroici Furori (Londra 1585). Trattato neoplatonico in forma di canzoniere petrarchesco. Il furore eroico del filosofo che si lancia verso l’infinito, accettando di morire per la verità.
L’arte della memoria
La fama europea di Bruno nei suoi anni di esilio (1576–1591) derivava soprattutto dalla sua arte della memoria (ars memoriae). Bruno aveva memorizzato migliaia di pagine; insegnava tecniche mnemoniche basate su:
- Luoghi (loci) immaginari — palazzi, città, ruote — usati come “contenitori” mnemonici.
- Immagini (imagines) — figure vivaci, talora grottesche, che fissano i concetti.
- Ruote combinatorie — meccanismi rotanti (anticipo del Ars Magna di Llull) che combinano elementi sapienziali.
Per Bruno l’arte della memoria non è solo tecnica mnemonica — è ars magna, organizzazione cosmica del sapere, magia. Le immagini magiche tracciate nella memoria del mago lo connettono alle forze cosmiche corrispondenti. È teurgia mentale.
Frances Yates ha mostrato (in L’arte della memoria, 1966) come l’arte mnemonica di Bruno sia centrale nella sua opera complessiva, e abbia influenzato la cultura inglese fino a Shakespeare e oltre.
La cosmologia: universo infinito, mondi infiniti
Bruno è il primo nell’occidente cristiano a sostenere pubblicamente e sistematicamente l’infinità dell’universo. Le sue tesi cosmologiche:
-
L’universo è infinito in estensione. Non c’è un “guscio delle stelle fisse” che delimiti il cosmo, come voleva Aristotele. Le stelle sono distribuite in spazio infinito.
-
Le stelle sono altri soli. Ogni stella che vediamo è un sole simile al nostro.
-
Esistono innumerevoli mondi abitati. Attorno a ogni stella ci sono pianeti come la Terra, con i loro abitanti.
-
La Terra non è al centro. Posizione copernicana che Bruno radicalizza: non solo la Terra gira attorno al Sole, ma il Sole stesso non è “il centro” — non c’è centro privilegiato perché l’universo è infinito.
-
Il moto degli astri è naturale (anima). I pianeti non sono mossi da intelligenze angeliche esterne (come voleva la scolastica) ma da anime interne: ogni corpo celeste è un essere vivente.
Queste tesi non derivano da osservazioni astronomiche (Bruno non aveva telescopio) ma da speculazione metafisica: se Dio è infinito, la sua manifestazione (l’universo) deve essere infinita; un Dio infinito che crea un universo finito sarebbe contraddizione.
La tesi di Frances Yates (1964): Bruno come ermetista
Per il fratello Compagno, è essenziale conoscere l’interpretazione rivoluzionaria di Frances Amelia Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, Routledge & Kegan Paul, London 1964 (trad. it. Laterza 1969).
Yates demolisce l’iconografia ottocentesca di Bruno come martire della scienza moderna. La sua tesi: Bruno non era scienziato proto-moderno. Era ermetista che, sulla base del Corpus Hermeticum (creduto opera dell’egizio Ermete Trismegisto antecedente a Mosè), voleva una riforma religiosa dell’Europa mediante il ritorno alla vera religione — l’antica religione egiziana ermetica.
Per Yates, Bruno propugnava una missione magico-religiosa: riportare il cristianesimo alla sua matrice ermetico-egiziana, una religione cosmica, immanente, magica, in cui l’universo infinito è espressione dell’Uno divino e l’uomo si unisce a Dio attraverso la magia naturale e celeste.
La tesi di Yates ha avuto enorme influenza ma è stata in seguito limitata dalla critica: - Hilary Gatti (1999): mostra che Bruno aveva anche elementi proto-scientifici autentici. - Saverio Ricci (2000): ricostruisce filologicamente le sue letture, in parte non ermetiche. - Michele Ciliberto (2005): propone una sintesi — Bruno è ermetista e filosofo originale che porta l’ermetismo oltre l’ermetismo storico.
Posizione critica attuale: Bruno è figura composita. Ermetista, sì; ma anche cosmologo speculativo originale che apre la strada al pensiero moderno.
Per cominciare a leggerlo (livello Compagno)
In italiano: - Opere italiane, edizione critica a cura di Giovanni Aquilecchia, Nicola Badaloni e Maria Pia Ellero, UTET, Torino 2002 (per i singoli dialoghi: Mondadori Meridiani, con introduzione e commento di Aquilecchia/Ciliberto). - De la Causa, Principio et Uno, a cura di Giovanni Aquilecchia, Mondadori Meridiani, Milano 2000. - De l’Infinito, Universo e Mondi, a cura di Maria Pia Ellero, Mondadori Meridiani.
Studi critici: - Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1969. Il classico rivoluzionario. - Michele Ciliberto, Giordano Bruno, Laterza, Bari 2005. Biografia intellettuale. - Saverio Ricci, Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento, Salerno Editrice, Roma 2000. Per il contesto europeo. - Hilary Gatti, Giordano Bruno and Renaissance Science, Cornell UP, Ithaca 1999. Per gli elementi scientifici.
Tre cautele per il Compagno
-
Non ridurre Bruno a martire della scienza laica. Lui era un mago-filosofo-poeta del Cinquecento. La sua cosmologia infinita è speculazione metafisica, non risultato di osservazione. Era anche questo, ma non solo: la riduzione ottocentesca lo snatura.
-
Non ridurre Bruno a ermetista puro. La tesi di Yates è geniale ma unilaterale. Bruno è figura composita: ermetista e filosofo originale e poeta e mago praticante. Le sue dimensioni non si esauriscono in nessuna singola categoria.
-
Bruno non era massone. È valore aggiunto per la nostra tradizione che lo riconosciamo come padre spirituale — ma è anacronismo dire che fosse massone. La statua di Campo de’ Fiori (1889) è risultato dell’azione anticlericale che la Massoneria italiana sostenne, ma Bruno apparteneva a un altro mondo culturale.
Per andare oltre
- Versione Apprendista → Apprendista/Giordano Bruno (se vuoi tornare alla presentazione iniziale: universo infinito, divino immanente, libertà di pensiero)
- Versione Maestro → Maestro/Giordano Bruno (per la filologia bruniana completa: tradizione manoscritta, Sommario Mercati 1942, edizioni Aquilecchia-Tirinnanzi, bibliografia accademica Yates-Ricci-Ciliberto-Gatti-Ordine)
Vedi anche, nel tuo grado
- Compagno/Ermetismo — la corrente in cui Bruno si situa
- Marsilio Ficino — il padre dell’ermetismo rinascimentale
- Cornelio Agrippa — il precursore di magia ermetica
- Compagno/Corpus Hermeticum — il testo che Bruno legge come fondante
- Compagno/Ermete Trismegisto — la figura di Bruno legge come fondatrice
- Compagno/Agrippa Cornelio - De Occulta Philosophia — l’enciclopedia magica precedente