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Autobiografia di uno yogi

libro di Paramahansa Yogananda (1893-1952) 1946 ☉ 20 min di lettura ✓ verificata il 2026-05-18

Autobiografia di uno Yogi

Tipo: Libro / Autobiografia spirituale Autore: Paramahansa Yogananda (1893-1952) Anno: 1946 (Los Angeles: Self-Realization Fellowship; ed. definitiva rev. 1951) Macro-tema: Tradizioni Orientali, Iniziazione e Percorso Interiore, Guru-Discepolo Grado: Maestro File originale: Autobiografia di uno yogi.pdf


Sintesi Generale

Autobiography of a Yogi (1946; in italiano: Autobiografia di uno Yogi, Astrolabio, 1974 e successive) di Paramahansa Yogananda (Gorakhpur, India, 1893 — Los Angeles, 1952) è uno dei testi spirituali più diffusi e influenti del XX secolo: pubblicato in 45 lingue, con oltre 4 milioni di copie vendute, considerato da Steve Jobs — che lo rileggeva ogni anno e ne fece distribuire una copia digitale a ciascuno dei partecipanti al suo funerale nel 2011 — «il libro che ha cambiato la mia vita». La sua importanza nella storia culturale del XX sec. va ben al di là del suo valore come autobiografia o come documento religioso: è il testo che più di ogni altro ha mediato la conoscenza della tradizione yogica e vedantica indiana alla cultura occidentale moderna, aprendo la via a tutte le successive «ondate» di influenza orientale in Occidente (dal movimento hippie degli anni ‘60, alla controcultura spirituale degli anni ‘70, fino alla diffusione massiva della meditazione e dello yoga nel XXI sec.).

Yogananda (nome mondano: Mukunda Lal Ghosh) era il quarto figlio di una famiglia bengalese della classe media, spiritualmente orientata sin dall’infanzia (la madre morì quando aveva undici anni, lasciandogli in dono un amuleto e la profezia di un grande guru da incontrare). Il libro narra, con stile accessibile ma denso di contenuto spirituale, il suo percorso dalla ricerca del guru ideale nell’India del primo Novecento fino alla fondazione della Self-Realization Fellowship (SRF) a Los Angeles nel 1920 — la prima grande organizzazione per la diffusione dello Yoga in America — e i suoi trent’anni di lavoro in Occidente.

Il valore documentario dell’Autobiografia è straordinario per la descrizione della tradizione spirituale dell’India di fine Ottocento-inizio Novecento: gli incontri con santi, saggi e maestri in carne ed ossa (Swami Sri Yukteswar, Lahiri Mahasaya, il Babaji mitico) e con personalità storiche (Mahatma Gandhi, Rabindranath Tagore, Theresa Neumann, Luther Burbank, il presidente indiano Rajendra Prasad) offrono un panorama senza equivalenti di quella che Yogananda chiama la «tradizione ininterrotta» dello Yoga nella sua forma più elevata.


🔑 Concetti Fondamentali

La Tradizione del Kriya Yoga: Origine e Tecnica

Il nucleo dottrinale e pratico dell’Autobiografia — ciò che la distingue da una semplice autobiografia edificante — è la descrizione della tradizione del Kriya Yoga come trasmissione iniziatica in una catena di discepoli che Yogananda vuole riconoscere e preservare. La catena è: Babaji (il mitico maestro himalayano immortale, che Yogananda descrive come «il Cristo dei tempi moderni» operante nell’ombra della storia) → Lahiri Mahasaya (1828-1895, contabile di Varanasi che ricevette il Kriya da Babaji nel 1861 e lo diffuse a migliaia di discepoli pur restando householder — capofamiglia, non monaco) → Sri Yukteswar Giri (1855-1936, il maestro diretto di Yogananda, astrologo, filosofo, fondatore dello Satsanga Sabha — descritto da Yogananda come il più scientifico e rigoroso dei guru) → Paramahansa Yogananda (il portatore in Occidente).

Il Kriya Yoga come tecnica specifica non è completamente descritto nell’Autobiografia — la sua trasmissione avviene tuttora attraverso la SRF nei corsi di iniziazione — ma alcuni elementi emergono dal testo: è una tecnica di controllo del prāṇa (energia vitale) attraverso il respiro e la concentrazione sullo spine-asse cerebrospinale; produce un’accelerazione del processo evolutivo spirituale dell’anima (Yogananda afferma che un anno di pratica regolare equivale a migliaia di anni di evoluzione ordinaria — una delle affermazioni più controverse del libro); implica il risveglio della kuṇḍalinī attraverso i chakra spinali.

Il nome «Kriya» — dal sanscrito kriyā, azione, ma anche nel senso di «azione rituale» nel contesto vedico — suggerisce che si tratti di una forma di Yoga Karmaica (lo yoga dell’azione) nel senso che la Bhagavad Gītā assegna al Karma Yoga: non azione per acquisire meriti ma azione purificata dall’identificazione con l’ego-agente. Yogananda descrive il Kriya come la «via scientifica verso la liberazione» — un’affermazione che rispecchia il suo tentativo di presentare lo Yoga alla mentalità scientifica occidentale non come fede religiosa ma come «esperienza sperimentabile».

La Relazione Guru-Discepolo Come Struttura Iniziatica

Il tema che percorre tutta l’Autobiografia — dal primo capitolo (la ricerca del guru) all’ultimo (la morte e resurrezione simbolica di Sri Yukteswar) — è la relazione guru-discepolo come struttura fondamentale della trasmissione spirituale nella tradizione indiana. Questa relazione — gurū-śiṣya paramparā (catena degli insegnanti-discepoli) — non è comparabile al rapporto professore-studente nella cultura occidentale accademica: implica una consegna dell’intera vita del discepolo alla guida del guru, una fiducia totale (śraddhā) che trascende ogni valutazione razionale, e una trasformazione che avviene non attraverso la comunicazione di informazioni ma attraverso la śaktipāta — la trasmissione diretta di energia/coscienza dal guru al discepolo.

Yogananda descrive incontri in cui Sri Yukteswar lo «guarda» in un certo modo e produce in lui stati di coscienza espansa immediata; tocchi fisici che producono «visioni» o «samādhi»; parole che penetrano nelle strutture profonde della coscienza senza passare per la comprensione intellettuale. Questa fenomenologia della trasmissione spirituale diretta ha analoghi in tutte le tradizioni mistiche: la baraka (benedizione trasmessa per contatto) nel sufismo; la shaktipat nel Tantrismo; l’«unzione dello Spirito» nella mistica cristiana pentecostale; i «tocchi di grazia» (agni yoga) nella tradizione Agni Yoga di Nicholas Roerich; e — in forma più «normalizzata» — il valore dei «momenti di presenza» nei processi di psicoterapia approfondita.

Il paradosso della relazione guru-discepolo nell’Autobiografia — e in tutta la tradizione Yoga — è che il guru non è «fonte» della liberazione del discepolo: la liberazione è già la natura del discepolo, il guru la rivela rimuovendo gli oscuramenti. Yogananda cita Sri Yukteswar: «Il guru è come un vetro lucido: non aggiunge luce ma lascia passare quella già presente.» Questa struttura è esattamente quella dell’Ashtāvakra Gītā: il guru non dà ma toglie ciò che nasconde.

Gli Incontri con le Tradizioni Mondiali: Il Modello Perennialista

Un aspetto significativo dell’Autobiografia che ne spiega la straordinaria risonanza in Occidente è la posizione perennialista di Yogananda: la tesi che le grandi tradizioni spirituali del mondo — Yoga induista, Buddhismo, Sufismo, Mistica Cristiana, Kabbalah ebraica — siano «espressioni diverse della stessa verità universale». Questo perennialismo (che ha la sua origine moderna in Aldous Huxley, The Perennial Philosophy, 1945 — pubblicato nello stesso anno dell’Autobiografia) permette a Yogananda di presentare il Kriya Yoga non come alternativa al Cristianesimo ma come approfondimento della sua dimensione mistica interna.

Il capitolo sull’incontro con Therese Neumann (1898-1962), la stigmatista bavarese di Konnersreuth, è uno dei più sorprendenti e discussi del libro: Yogananda descrive una donna che viveva senza mangiare né bere (inedia), nutrita solo dall’Eucaristia, e che portava le stimmate della Passione ogni venerdì. Yogananda interpreta questo fenomeno attraverso la categoria yogica del prāṇa — la forza vitale che può essere estratta dall’aria anziché dal cibo fisico — creando un ponte esplicativo tra la fenomenologia cattolica e la fisiologia yogica. Questo incontro è tipico del metodo di Yogananda: non negare né ridurre i fenomeni di una tradizione diversa, ma trovare il linguaggio che li rende comprensibili in termini universali.

Sri Yukteswar e la Kaivalya Darsanam

Un capitolo specifico dell’Autobiografia — e un testo che merita studio separato — è dedicato a Sri Yukteswar Giri (1855-1936) e alla sua opera principale: Kaivalya Darsanam («La Sacra Scienza», 1894), un breve trattato di concordanza tra il Vedanta e il Vangelo di Giovanni (con particolare attenzione all’identificazione tra Brahman e Logos). Sri Yukteswar è descritto da Yogananda come il più «scientifico» dei suoi maestri — non nel senso di positivismo riduttivo ma nel senso di rigore, precisione e assenza di sentimentalismo nelle argomentazioni spirituali.

Nell’Autobiografia Yogananda include la teoria di Sri Yukteswar sulle Ere Cosmiche (yuga): una reinterpretazione delle tradizionali quattro ere indiane (Satya-, Tretā-, Dvāpara-, Kali-yuga) come cicli di 24.000 anni connessi alla precessione degli equinozi — l’interpretazione alternativa a quella tradizionale brahamanica (che assegna alle ere durate enormemente più lunghe: il Kali-yuga secondo questa tradizione durerebbe 432.000 anni). Secondo Sri Yukteswar, il Kali-yuga (l’era della densità materialistica massima) sarebbe terminato nel 1700 d.C. e l’umanità starebbe salendo attraverso il Dvāpara-yuga verso un’era di coscienza espansa — un’idea che risuona con la teoria New Age dell’«Era dell’Acquario».

L’Influenza Culturale: Da Steve Jobs alla Diffusione della Meditazione

L’impatto culturale dell’Autobiografia di uno Yogi nella storia del XX sec. è difficilmente sopravvalutabile. È stata letta e citata da: Steve Jobs (che la rileggeva ogni anno e la tenne sempre come l’unico libro installato sul suo iPad originale); George Harrison dei Beatles (che la ricevette da Ravi Shankar e divenne discepolo della SRF); Elvis Presley (che la distribuì in dono ad amici); decine di scientifici, filosofi, artisti e imprenditori che l’hanno citata come testo di riferimento per la loro visione del mondo.

L’Autobiografia ha contribuito a costruire il contesto culturale che ha reso possibile: la Beat Generation degli anni ‘50 (Kerouac, Ginsberg, Snyder — tutti lettori delle tradizioni orientali); la massiccia influenza del pensiero hindu-buddhista sulla controcultura degli anni ‘60 (Maharishi Mahesh Yogi, Prabhupāda e ISKCON, Chogyam Trungpa, Thich Nhat Hanh — tutti eredi culturali della finestra aperta da Yogananda nel 1946); la diffusione dello yoga e della meditazione come pratiche mainstream nel XXI sec.


🏛️ Rilevanza Massonica e Iniziatica

L’Autobiografia di uno Yogi documenta in forma narrativa accessibile la struttura dell’iniziazione nello Yoga — che è strutturalmente analoga alla struttura dell’iniziazione massonica in numerosi punti chiave.

La catena di trasmissione iniziatica (gurū-śiṣya paramparā) — da Babaji a Lahiri Mahasaya a Sri Yukteswar a Yogananda — corrisponde alla catena di trasmissione massonica: dall’Antico Muratore agli ultimi Massoni viventi, la tradizione si trasmette non attraverso libri ma attraverso la presenza, il rito, la consegna di parole e segni che hanno senso solo nel contesto della trasmissione. Yogananda insiste che il Kriya non può essere imparato dai libri — deve essere ricevuto da un iniziato. La Massoneria dice lo stesso: il rituale descritto in un libro è lettera morta; il rituale eseguito in loggia è vita.

La centralità della relazione con il Maestro — il Maestro Venerabile come colui che «sorveglia» il lavoro dell’Apprendista con cura paterna e rigore esigente — rispecchia la relazione guru-discepolo descritta da Yogananda: il Maestro non è un insegnante che trasmette nozioni ma una presenza che trasforma attraverso la sua sola vicinanza, il suo esempio, la sua esigenza amorevole.


📜 Tradizione Testuale

Opera di Yogananda: Paramahansa Yogananda, Autobiography of a Yogi (Los Angeles: Self-Realization Fellowship, 1946; ed. definitiva 1951; trad. it. Autobiografia di uno Yogi, Astrolabio, 1974, e successive riedizioni); The Second Coming of Christ: The Resurrection of the Christ Within You (2 voll., SRF, 2004 — postumo); God Talks with Arjuna: The Bhagavad Gita (2 voll., SRF, 1995); Wine of the Mystic: The Rubaiyat of Omar Khayyam (SRF, 1994). Contesto: Sri Yukteswar Giri, The Holy Science (Kaivalya Darsanam, 1894; trad. inglese SRF, 1949) — il testo più filosofico della tradizione; Swami Vivekananda, Raja Yoga (1896) e Jnana Yoga (1899) — il predecessore di Yogananda nella diffusione occidentale. Studi: Philip Goldberg, American Veda: From Emerson and the Beatles to Yoga and Meditation (New York: Harmony Books, 2010) — la storia della diffusione delle tradizioni vediche in America; Jeffery Paine, Father India (New York: HarperCollins, 1998).


👤 Profilo biografico di Paramahansa Yogananda

Paramahansa Yogananda (nome di nascita: Mukunda Lal Ghosh) nasce il 5 gennaio 1893 a Gorakhpur (Uttar Pradesh, allora India britannica) da famiglia bengalese di alta casta (Kayastha). Il padre Bhagabati Charles Ghosh è alto funzionario delle Ferrovie del Bengala, discepolo di Lahiri Mahasaya; la madre è centrale nella formazione religiosa precoce di Mukunda.

Iniziazione (1910). A 17 anni Mukunda incontra Sri Yukteswar Giri (Priya Nath Karar, 1855–1936) a Serampore — diviene suo discepolo per i successivi 10 anni. Sri Yukteswar è discepolo di Lahiri Mahasaya (1828–1895), che a sua volta sarebbe stato iniziato dal leggendario Mahavatar Babaji nell’Himalaya nel 1861. La catena iniziatica documentata è quindi: Babaji → Lahiri Mahasaya → Sri Yukteswar → Yogananda.

Studi e Ordine (1915–1917). Studia al Scottish Church College di Calcutta. Nel 1915 prende i voti monastici nell’Ordine Swami della linea Giri, ricevendo il nome di Swami Yogananda (“beatitudine attraverso l’unione divina”). Fonda nel 1917 la Brahmacharya Vidyalaya — scuola residenziale per ragazzi — che diventerà la Yogoda Satsanga Society of India (YSS), filiale indiana del movimento.

La missione occidentale (1920–1952). Su mandato di Sri Yukteswar parte per gli Stati Uniti nel settembre 1920 come delegato indiano al International Congress of Religious Liberals di Boston (American Unitarian Association). Si stabilisce negli USA, e nel 1925 fonda la Self-Realization Fellowship (SRF) con sede al Mount Washington Center di Los Angeles (3880 San Rafael Avenue, Highland Park) — quartier generale ancora oggi attivo.

Nel 1935 viaggia in Europa e India (incontra Gandhi nel 1935 e gli insegna il Kriya Yoga; visita Therese Neumann, la stigmatizzata bavarese di Konnersreuth; incontra Sri Ramana Maharshi nel 1936). Sri Yukteswar muore nel 1936 e Yogananda eredita la tradizione.

Nel 1946 — a 53 anni — pubblica l’Autobiography of a Yogi presso la Philosophical Library di New York. L’opera ha successo internazionale immediato. Riceve il titolo onorifico di Paramahansa (“Cigno Supremo”, il più alto grado dell’Ordine Swami) dal suo Ordine.

Morte (7 marzo 1952). Tiene a Los Angeles un discorso pubblico in occasione del banchetto in onore dell’ambasciatore indiano negli USA Binay Ranjan Sen. Conclude il discorso recitando una sua poesia, My India; poi cade morto sulla pedana. Secondo la testimonianza scritta del direttore del Forest Lawn Memorial Park di Glendale (lettera di Harry T. Rowe del 16 maggio 1952), il corpo di Yogananda “non manifestava segni visibili di decomposizione anche dopo 20 giorni” — fenomeno che la SRF identifica con il mahasamadhi yogico.

📿 Lahiri Mahasaya, Sri Yukteswar e la linea del Kriya Yoga

L’Autobiografia presenta una linea iniziatica precisa che è doveroso conoscere filologicamente:

Mahavatar Babaji (figura semi-leggendaria, presumibilmente nato nel XIX sec. ma riferita dalla tradizione come yogi immortale di età ignota). Nessuna documentazione storica indipendente attesta la sua esistenza al di fuori delle testimonianze della linea Yogananda. Per i discepoli della SRF Babaji è il guru cosmico iniziale della linea.

Shyama Charan Lahiri, detto Lahiri Mahasaya (Ghurni 1828 – Varanasi 1895). Figura storicamente documentata: funzionario governativo coloniale, capofamiglia con moglie e figli, alle Poste di Danapur (Bihar). Nel 1861 — secondo Yogananda — incontra Mahavatar Babaji nelle vicinanze di Ranikhet (Himalaya) e riceve l’iniziazione al Kriya Yoga. Resta funzionario ordinario, sposato con figli, conducendo una vita di “yogi-capofamiglia” — paradigma rivoluzionario per la spiritualità indiana che tradizionalmente associa la realizzazione spirituale al monachesimo sannyasin. Studi: Marshall Govindan, Babaji and the 18 Siddha Kriya Yoga Tradition (Babaji’s Kriya Yoga Publications 1991); Yogiraj Sri Sri Sri Shibendu Lahiri, The Light Inside the Dark, Hohm Press 2006.

Swami Sri Yukteswar Giri (Serampore 1855–1936). Discepolo diretto di Lahiri Mahasaya dal 1884. Autore di un’opera teorica importante: The Holy Science (Kaivalya Darśanam, 1894), in cui propone una datazione cosmologica yugica rivedendo le tradizionali enumerazioni: secondo Sri Yukteswar, in 1894 l’umanità sta entrando nel Dwapara Yuga ascendente (non nel Kali Yuga discendente, come la tradizione vedica classica sostiene). Sistema cronologico controverso, accettato dalla SRF ma non da altre scuole vedantiche. Edizione italiana: La Scienza Sacra, Astrolabio, Roma 1989.

🧠 La diffusione occidentale: SRF e movimento Kriya

La diffusione del Kriya Yoga in Occidente ha avuto storia istituzionale complessa che il lettore deve conoscere:

Self-Realization Fellowship (SRF), fondata 1925, sede a Los Angeles. Dopo Yogananda (1952), presidenza di Rajarsi Janakananda (James J. Lynn, 1952–1955), Sri Daya Mata (Faye Wright, 1955–2010), Mrinalini Mata (2010–2017), Brother Chidananda (Donald Walters fratello minore, dal 2017). La SRF amministra il “Lessons” course (per corrispondenza), i templi internazionali, l’eredità testuale di Yogananda. È depositaria dei diritti d’autore.

Yogoda Satsanga Society of India (YSS), filiale indiana, sede a Dakshineswar (West Bengal); attualmente con ashram in numerose città indiane. Direttamente connessa a SRF.

Self-Realization Fellowship vs Ananda Sangha: nel 1986 Swami Kriyananda (J. Donald Walters, 1926–2013), discepolo diretto di Yogananda dal 1948 al 1962 — anno in cui fu espulso dalla SRF per gravi dissensi con la direzione di Daya Mata — fonda l’Ananda Sangha in California. Lunga causa giudiziaria contro la SRF (1990–2002) per uso di nome e materiali; vinta in parte dalla Ananda. Oggi le due organizzazioni amministrano separatamente l’eredità di Yogananda.

Altre linee del Kriya Yoga. La trasmissione del Kriya Yoga non è esclusiva della SRF. Altri lignaggi paralleli: - Yogiraj Sri Sri Sri Shibendu Lahiri (n. 1939), pronipote diretto di Lahiri Mahasaya. - Hariharananda Giri (1907–2002), discepolo di Sri Yukteswar e poi di Bhupendranath Sanyal, fondatore della Kriya Yoga Institute (Florida e Cuttack). - Marshall Govindan (n. 1951, canadese), discepolo di S.A.A. Ramaiah; Babaji’s Kriya Yoga Order of Acharyas. - Roy Eugene Davis (1931–2019), discepolo diretto di Yogananda dal 1949, fondatore del Center for Spiritual Awareness (Lakemont, Georgia). - Paramahamsa Hariharananda Aranya (in altra linea).

Per uno studio comparato delle diverse linee: Mark Singleton, Yoga Body. The Origins of Modern Posture Practice (Oxford UP 2010); Andrea R. Jain, Selling Yoga. From Counterculture to Pop Culture (Oxford UP 2014).

🇮🇹 Ricezione italiana

L’Autobiografia fu tradotta in italiano per la prima volta presso Astrolabio-Ubaldini (Roma) nel 1971 (traduzione di Mario Maiocchi sulla base dell’ed. SRF 1951, ed. ampliata 1981 e 2003). Più edizioni e ristampe — è uno dei più diffusi testi orientali in Italia. La SRF ha una presenza italiana dagli anni Settanta: gruppi di studio attivi a Milano, Roma, Verona, Bologna, Catania.

Altre opere di Yogananda tradotte in italiano (tutte Astrolabio-Ubaldini): - La Scienza Sacra di Sri Yukteswar, Astrolabio, Roma 1989 (orig. Kaivalya Darśanam, 1894). - Le risposte di Dio, 3 voll., Astrolabio. - La Bhagavad-Gita, traduzione e commento di Yogananda (postumo). - La seconda venuta del Cristo, 2 voll. (postumo).

Ricezione critica italiana: la cultura italiana orientalistica seria (Pio Filippani-Ronconi, Mario Piantelli, Stefano Piano) ha valutato Yogananda come divulgatore notevole ma non come fonte autorevole sull’induismo classico. La sua sintesi è in larga misura moderna (XIX–XX secolo), influenzata dal pensiero teosofico (Blavatsky), dalla Brahmo Samaj di Ram Mohan Roy, e dal contatto con la cultura cristiana occidentale.

⚖️ Note storiografiche critiche

Per il lettore avveduto, alcune cautele storiografiche sono opportune:

1. La “neo-induista syntesi” di Yogananda. La presentazione di Yogananda combina elementi: - Vedānta Advaita di Śaṅkara (l’identità Atman-Brahman). - Bhakti devozionale. - Yoga di Patañjali (rivisitato). - Kriya (sistema specifico della linea). - Sincretismo cristiano-induista (Cristo come avatar; La seconda venuta di Cristo è esegesi yogico-cristologica del Nuovo Testamento).

Questa sintesi è prodotto del XIX secolo indiano (l’epoca della Bengal Renaissance) e si distingue dalle tradizioni induiste pre-moderne (Smarta, Vaishnava, Shaiva-Siddhānta).

2. Verificabilità storica delle figure. Lahiri Mahasaya e Sri Yukteswar sono storicamente documentati. Mahavatar Babaji rimane figura non documentabile al di fuori delle testimonianze della linea Yogananda. Therese Neumann, Sri Ramana Maharshi, Anandamayi Ma sono figure storiche reali ma gli incontri descritti hanno solo la testimonianza di Yogananda.

3. Critica accademica. La storiografia accademica dello yoga moderno (Singleton 2010, Jain 2014, De Michelis 2004) inquadra Yogananda nel contesto del modern yoga — fenomeno transculturale fra Ottocento e Novecento. Wendy Doniger (Chicago) considera Yogananda esempio di “induismo missionario” diretto all’Occidente. Karl H. Potter Encyclopedia of Indian Philosophies (in più volumi presso Motilal Banarsidass) non include Yogananda fra i pensatori filosofici indiani classici.

4. Self-Realization Fellowship come istituzione. La SRF è organizzazione religiosa moderna con strutture, gerarchie, copyright, codici etici interni. La sua autorità sull’interpretazione di Yogananda è amministrativa (depositaria dei testi), non filologica nel senso accademico.

📚 Bibliografia secondaria di riferimento

Opera primaria - Paramahansa Yogananda, Autobiography of a Yogi, Philosophical Library, New York 1946 (ed. ampliata Self-Realization Fellowship, Los Angeles 1951; più ristampe). - Paramahansa Yogananda, Man’s Eternal Quest (postumo), SRF, Los Angeles 1975. - Paramahansa Yogananda, The Second Coming of Christ. The Resurrection of the Christ Within You, 2 voll., SRF, Los Angeles 2004. - Paramahansa Yogananda, God Talks with Arjuna. The Bhagavad Gita, 2 voll., SRF, Los Angeles 1995. - Sri Yukteswar Giri, Kaivalya Darśanam (The Holy Science), SRF, Los Angeles 1949 (orig. 1894).

Edizioni italiane (Astrolabio-Ubaldini, Roma) - Autobiografia di uno yogi, 1971 (più rist.). - L’eterna ricerca dell’uomo, 1977. - La seconda venuta del Cristo, 2 voll., 2006. - Dio parla con Arjuna. La Bhagavad Gita, 2 voll., 1996. - Sri Yukteswar, La Scienza Sacra, 1989.

Studi sulla SRF e su Yogananda - Anya P. Foxen, Biography of a Yogi. Paramahansa Yogananda and the Origins of Modern Yoga, Oxford University Press, New York 2017 — la prima monografia accademica seria. - Anya P. Foxen, Inhaling Spirit. Harmonialism, Orientalism, and the Western Roots of Modern Yoga, Oxford UP, New York 2020. - David Lynn, Paramahansa Yogananda. Yogi of the West, Routledge, London 2020. - Sri Daya Mata, Only Love. Living the Spiritual Life in a Changing World, SRF 1976. - Roy Eugene Davis, Paramahansa Yogananda as I Knew Him. Experiences, Observations, and Reflections of a Disciple, CSA Press, Lakemont 2005.

Critica accademica del modern yoga - Mark Singleton, Yoga Body. The Origins of Modern Posture Practice, Oxford University Press, Oxford 2010. - Elizabeth De Michelis, A History of Modern Yoga. Patañjali and Western Esotericism, Continuum, London 2004. - Andrea R. Jain, Selling Yoga. From Counterculture to Pop Culture, Oxford University Press, Oxford 2014. - Suzanne Newcombe, Yoga in Britain. Stretching Spirituality and Educating Yogis, Equinox, London 2019.

Contesto storico: induismo moderno e Bengal Renaissance - David Kopf, The Brahmo Samaj and the Shaping of the Modern Indian Mind, Princeton UP, Princeton 1979. - Brian K. Pennington, Was Hinduism Invented? Britons, Indians, and the Colonial Construction of Religion, Oxford UP, Oxford 2005. - Catherine Robinson, Interpretations of the Bhagavad-Gita and Images of the Hindu Tradition, Routledge, London 2006.

Su Mahavatar Babaji e le linee Kriya - Marshall Govindan, Babaji and the 18 Siddha Kriya Yoga Tradition, Babaji’s Kriya Yoga Publications, Quebec 1991. - Yogi Ramaiah, Babaji. The Yogi Christ of Modern India, Kriya Yoga, Imperial Beach 1996.

Discepoli e dissensi - Sri Kriyananda (J. Donald Walters), The Path. One Man’s Quest on the Only Path There Is, Crystal Clarity, Nevada City 1977 (più edd.; ed. ampliata 2009 con il titolo Paramhansa Yogananda. A Biography). - Catherine Wessinger (ed.), Women’s Leadership in Marginal Religions. Explorations Outside the Mainstream, University of Illinois Press, Urbana 1993 — cap. su Daya Mata e SRF.

In italiano - Mario Piantelli, Sankara e la rinascita del Brahmanesimo, Fiorentina, Fossano 1974. - Pio Filippani-Ronconi, Storia del pensiero cinese, Bollati Boringhieri (per il contesto comparativo orientale). - Stefano Piano, Sanātana Dharma. Un incontro con l’induismo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2006. - Gianni Pellegrini, Filosofie dell’India (vari saggi); contributi a Studi e Materiali di Storia delle Religioni.

Risorse online - Self-Realization Fellowship (yogananda-srf.org) — sito ufficiale. - Yogoda Satsanga Society of India (yssofindia.org). - Ananda Sangha (ananda.org). - Journal of Yoga Studies (rivista accademica).

✒️ Citazioni Significative

«A master bestows the divine experience of cosmic consciousness when his disciple, by meditation, has strengthened his mind to a degree where the vast vistas would not overwhelm him.» — Paramahansa Yogananda, Autobiography of a Yogi, Cap. 14

«The soul is ever free; it is deathless, because birthless. It cannot be regimented by closed minds, or put into a straitjacket of custom and tradition.» — Yogananda, Autobiography, Cap. 46

«La ricerca dell’anima è la più nobile di tutte le ricerche. Lascia che nulla ti distragga da questo importante compito della tua vita.» — Yogananda (epitome del messaggio dell’opera)


📝 Note Personali

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