Tavola tracciata

Ercole ed il Pilastro della Forza

Mito e simbolo

Ercole ed il Pilastro della Forza Ogni Iniziato, dal momento in cui riceve la Luce, comincia un percorso che non è soltanto di conoscenza, ma di trasformazione interiore. Il primo passo verso questo cammino è quello di riconoscere in sé stesso una grande pietra grezza che attende di essere lavorata. L’Apprendista, impara ad usare gli strumenti simbolici che gli vengono affidati, ma prima ancora di sapere come usarli, deve comprenderne il significato. Ecco allora che il Lavoro massonico, con i suoi simboli e miti, fornisce strumenti potenti che parlano un linguaggio universale e senza tempo. Tra queste figure archetipiche spicca quella di Ercole, l!eroe per eccellenza, il cui cammino è fatto di prove, fatiche e conquiste interiori. Non è un caso che il nome di Ercole venga accostato ad uno dei Pilastri che sostengono idealmente il nostro Tempio, quello della Forza. La Forza è associata alla Colonna B, posta all!ingresso del Tempio e presieduta dal Secondo Sorvegliante, la cui funzione è guidare e sostenere gli Apprendisti nel loro Lavoro. L!iniziato che per la prima volta varca la soglia del Tempio non è un uomo già formato, bensì colui che si riconosce incompleto, pronto a spogliarsi dei metalli per cominciare a Lavorare su di sé. Ed è proprio in questa fase che la Forza interiore diventa necessaria: Forza per mantenere il Silenzio, Forza per affrontare il dubbio, Forza per restare saldi nella ricerca, e ancora, Forza per “percorrere incessantemente la Via iniziatica tradizionale per il perfezionamento interiore”. Si tratta quindi di una Forza che non si esprime con parole o con azioni visibili, ma si manifesta nella pazienza del Lavoro e nella volontà di migliorarsi. Ercole, dunque, non è soltanto l!eroe dei miti antichi, ma diventa un modello iniziatico, una guida simbolica per l’Apprendista (e non solo), che come lui si trova all!inizio di un cammino, armato solo di pochi strumenti e di tanta determinazione. Il Massone, così come Ercole, è un uomo chiamato a superare sé stesso. Ma non con spade o con l!arco, bensì con strumenti più umili. La lotta non è contro creature esteriori, ma contro le imperfezioni del nostro spirito: l!orgoglio, l!egoismo, la superficialità, l!ignoranza

Nel Grado di Apprendista, essa si manifesta come volontà di cominciare, come tenacia nel perseverare, come resistenza alle passioni e al disordine interiore. Ercole non è un dio. È un uomo. Forte, certo, ma anche imperfetto, spesso guidato dall!istinto, talvolta preda dell!ira. Ma ciò che lo rende un simbolo iniziatico è il fatto che, nonostante le sue cadute, egli continua a lottare. Le Dodici Fatiche che gli vengono imposte non sono solo prove fisiche: sono prove morali e spirituali. Ogni fatica rappresenta un vizio da superare, un impulso da dominare, un passaggio da compiere. “Fratello 1° Sorvegliante, a quale scopo ci riuniamo?” chiede il M. Ven. al 1° Sorv. “Per edificare Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al Bene e al Progresso dell’Umanità.” Non vi è Apprendista, Compagno o Maestro che non si riconosca in questo: il cammino massonico è fatto anch!esso di ostacoli, spesso invisibili e profondamente radicati in noi stessi. Ogni atto di volontà, ogni silenzio consapevole, ogni pensiero retto è per noi un colpo assestato sulla nostra Pietra. E ogni colpo richiede Forza. Forza di volontà. Forza morale. Forza di resistere alle tentazioni della vita profana. Forza per “scavare oscure e profonde prigioni al vizio”. La figura di Ercole e il simbolo del Pilastro della Forza ci insegnano qualcosa di fondamentale nel nostro cammino: non basta desiderare il cambiamento, bisogna avere la volontà di compierlo. Ercole ha affrontato mostri e prove tremende, ma la vera lotta, come per noi, è interiore. Il coraggio di rialzarsi, la tenacia nel perseverare, la volontà di dominare sé stessi: sono questi i veri colpi che scolpiscono la nostra Pietra

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