Tavola tracciata

Conosci te stesso e conoscerai l'Universo e gli dèi

Filosofia

Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli dèi. Fuori, fuori, s ano i profani”. Così, noi Massoni, facciamo ‘Nostro’ il mo o delfico: … Si cita abitualmente questa frase: Conosci te stesso, ma spesso se ne perde di vista il senso esa o. Affronterò il tema della tornata rispondendo a due domande che nascono spontanee quando ci poniamo di fronte ad una così importante affermazione. La prima riguarda l’origine di questa espressione, la seconda ovviamente il suo senso reale e la sua ragion d’essere. L’ORIGINE Rispolverando libri di filosofia, non nascondo di aver avuto non poche difficoltà nell’individuare chi, per primo, avesse pronunciato tale mo o. Sicuramente Socrate, poi da Platone, ma anche Pitagora ancor prima ne ha fa o riferimento. È importante segnalare che tali contraddizioni scaturiscono dal fa o che ne Socrate ne Pitagora non scrissero nulla al riguardo. Per Socrate infa la filosofia è un dialogo incessante, alla ricerca della verità che alberga dentro noi stessi. Ma la verità se è una ricerca deve essere una ricerca incessante e costante che se giunge al termine del dialogo incessante e con nuo, essa non può mai fermarsi. Dunque, poiché la filosofia è ricerca, poiché la scri ura bloccherebbe la ricerca, la filosofia è il dialogo orale. IL VERBO. Il suo più famoso allievo Platone scriverà tanto invece e proprio perché esalta l’oralità ed esalta il socra smo salvando a raverso la scri ura alcuni contenu ; ma che forma di scri ura sceglie? Il Dialogo, i famosi dialoghi di Platone nei quali non si comprende fino in fondo quanto del platonismo sia di Socrate e quanto di Platone. Quindi non è facile associare tale mo o poiché ciò che si a ribuisce a Platone e spesso a ribuito anche a Socrate, e tra le teorie considerate alcune sono anteriori entrambi filosofi e provengono dalla scuola di Pitagora o da Pitagora stesso. In verità l’origine dell’espressione studiata è ben anteriore anzi supera anche il dominio della filosofia. Si dice infa che il mo o “conosci te stesso” fosse iscri o sul frontone del tempio di Apollo a Delphi

CONTESO Il tempio risale al 700 AC, Pitagora nacque nel 580 AC circa 120 anni dopo, e Socrate nel 470 AC ovvero circa 230 anni dopo la costruzione del tempio. Mi preme so olineare che Apollo era il Dio del sole, della luce e che al centro del suo tempio vi fosse una pietra chiamata Onfalos che simboleggiava il centro del mondo (spun macrocoso e micorcosmo)

Socrate quindi fa proprio il mo o dell’oracolo di Delfi. L’oracolo di Delfi era delle sapien presso cui si recavano dei poli ci, militari, d’affari a chiedere la le ura del futuro ad avere degli squarci su ciò che poteva accadere, un giudizio per affrontare le sfide militari ed economiche. Ma spesso l’oracolo rispondeva “Cerca in te stesso”, la risposta cioè è in te. E che cos’è la filosofia per Sorate? La filosofia è innanzitu o un insegnamento finalizzato a conoscere la verità. Ma dov’è la verità? La verità è dentro di noi. Ricerca della verità che non è figlia di un’indagine naturalis ca, non è figlia di un’indagine cosmologica, è figlia di un’indagine interiore. La verità alberga nell’uomo e, ricercare la verità significa guardare dentro sé stessi. Cos’è fare filosofia, fare filosofia e ricercare la verità. Ma dove risiede la verità? Dentro ogni uomo? Come si ricerca la verità? Dialogando. LA NATURA Abbiamo fino ora cercato di capire l’origine dell’espressione ora proviamo a dare auna chiave di le ura al suo senso reale. Conosci te stesso, cosa significa? Abbiamo de o che i filosofi di cui abbiamo parlato ma anche altri, ricercavano una connessione del loro insegnamento con un punto di partenza più an co ed elevato congiungente la stessa sorgente di ispirazione originaria spontanea e divina. Con nuiamo quindi con il seguire la traccia filosofica ma questa volta approfondendo il senso originario ed e mologico della parola FILOSOFIA. La parola filosofia esprime propriamente il fa o D’AMARE SOFIA, ossia la SAPIENZA. Ma a enzione, l’amore per la filosofia quindi per la sapienza non cos tuisce esso stesso sapienza. La filosofia è un mezzo non un fine per il raggiungimento della saggezza che è di per se iden ca alla vera conoscenza interiore (Guenon). Si può dire allora che la conoscenza filosofica non è che una conoscenza superficiale esteriore e non ha in sé un valore proprio, cos tuisce solamente un primo grado nella via della conoscenza superiore, che è la vera saggezza. Ma noi non ci riuniamo per studiare la filosofia per seguire un insegnamento exoterico ma esoterico. Tu o ciò che era scri o apparteneva solamente all’exoterismo ovvero quello che poteva essere compreso da tu . Quanto al all’insegnamento esoterico, riservato a pochi, esso ha un cara ere segreto e interiore è ed in dire a relazione con la saggezza. Tale insegnamento non fa appello solamente alla mente, alla ragione, alla logica come il caso della filosofia che perciò è stata chiamata conoscenza razionale. I filosofi dell’an chità amme evano che la conoscenza razionale, ossia la filosofia, non fosse il più alto grado della conoscenza, non fosse insomma, la saggezza. Può essere che la saggezza sia insegnata come si insegna la conoscenza esteriore, con la parola o mediante libri? No ed ora proveremo a capire perché

Quel che possiamo cominciare ad affermare è che la preparazione filosofica non era sufficiente neanche come preparazione. Ma perché? Perché essa non concerne che una facoltà limitata, ossia la ragione, mentre la saggezza o sapienza riguarda la realtà dell’intero essere. Dunque, esiste una preparazione alla saggezza più elevata della filosofia, che non si rivolge più alla ragione, ma all’anima e allo spirito, e che potremmo chiamare preparazione interiore. Possiamo dire, trovandoci all’interno di questo meraviglioso tempio, che tale silenzioso insegnamento ricorre a figure, simboli, altri mezzi che hanno lo scopo di condurre l’uomo a degli sta interiori che gli perme ono di pervenire gradualmente alla reale conoscenza, alla reale saggezza. Insomma la frase inscri a sul Frontone del Tempio di Delfi, che non rappresenta una semplice parola di un filosofo con scopi morali ovvero interpretazioni esteriori, significa anzitu o che un insegnamento esoterico e capace di dare la reale conoscenza e che l’uomo deve trovare solamente in se stesso questa conoscenza. Giacché in realtà ogni conoscenza non può essere acquisita che mediante una comprensione personale, e questa è la vera conoscenza. Senza questa comprensione, nessun insegnamento può condurre a un risultato efficace e l’insegnamento che non risvegli in colui che lo riceve una risonanza personale non può procurare alcun genere di conoscenza. Tutte le esperienze tutte le cose esteriori che ci circondano non sono che un’occasione per aiutarci a capire come siamo, quale è la cosa che mi spinge ? quale la mia INTENZIONE ? Cosa sento nel fare questa cosa? E più avanziamo verso questa conoscenza interiore e allora tutti i mezzi esteriori, tutti i mezzi legati ai sensi o ai metalli o alla vita profana, divengono sempre più insufficienti e alla fine perdono ogni utilità. Vediamo quindi che la reale conoscenza non ha per via la ragione, ma lo spirito è l’intero essere, giacché essa non è altro che la realizzazione di quest’essere in tu i suoi Sta con conseguente completamento della conoscenza e l’o enimento della Suprema saggezza. “Fuori, fuori, s ano i profani!!!” ecco, non è con a eggiamen profani che possiamo conoscere noi stessi. È questo il momento per fare “il processo alle intenzioni”, nel mondo profano diciamo il contrario. In conclusione, quando l’uomo conosce se stesso nella sua essenza profonda ovvero nel centro del suo essere allora egli conosce il suo signore, conoscendo il suo signore, egli conosce nello stesso tempo tu e le cose che da lui vengono e lui ritornano. Guenon afferma che in questo modo egli conosce tu e le cose nell’unità suprema del principio divino, al di fuori del quale, secondo le parole di Arbi, non vi è assolutamente nulla che esista, giacché nulla può esistere fuori dell’infinito

← Tutte le tavole