Tavola tracciata

George Washington, Radix Davidis e Leonardo da Vinci

Storia

Il 30 aprile 1789 G. Washington giurò sulla Bibbia, aperta sul Genesi, 49. L’origine della Radix Davidis (Gn 49, 8-12) e Leonardo da Vinci Dal libro di Michele Perrotta La Bibbia Rivelata

A prima vista il titolo di questa T. sembra un titolo unico o meglio di un solo argomento in realtà sono tre e ben distinti che toccano tantissimi aspetti dell’esoterismo pertanto parlerò per almeno sei sette ore. La Bibbia usata nel mondo inglese ed anglo sassone è quella voluta nel 1604 da Giacomo VI di Scozia, divenuto poi Giacomo I di Inghilterra, in quanto esistevano traduzioni in inglese dal greco e dal latino imprecise e discordanti. Così Giacomo decise di rivedere il tutto affinché si avesse un testo unico e concordato così come in Italia esiste la Bibbia approvata dalla C.E.I. cioè dai Vescovi italiani. Il prezioso volume usato da Washington è di proprietà della loggia massonica St. John N°1 di N.Y. e fu consegnato a Washington in occasione del suo insediamento dal capo cerimoniere e maestro venerabile dell’officina Jacob Morton, che andò a prenderlo quando si accorse che il futuro presidente e fratello aveva dimenticato di portare con sé la sua Bibbia. Il presidente Washington fu iniziato il 4 novembre 1752 nella loggia Fredericksburg, in Virginia, e nel 1788 divenne il primo maestro della nuova loggia Alexandra. L’anno successivo fu eletto presidente degli Stati Uniti e quando pose la prima pietra del Campidoglio degli Stati Uniti indossò il suo grembiule massonico, grembiule, per altro, che gli aveva donato il generale Lafayette, un altro eroe della rivoluzione americana, anche lui libero muratore

Nella Genesi (49, 8-12) Giacobbe riunisce i propri dodici figli, che diventeranno i capi delle dodici tribù di Israele, e ne descrive il ruolo attribuendo loro una funzione o un giudizio. In particolare, a Giuda dedica questi versi: «“Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici; davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre. Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda nè il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli. Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell’uva il manto; lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte”». (Genesi 49:8-12) Secondo alcuni in questi versetti vi sono i presupposti del futuro simbolismo dei Rosacroce. Da Giuda discenderà infatti David; David detronizzerà Saul perché deve ristabilire la regalità della tribù di Giuda su tutti gli ebrei. La Stirpe di David è anche la tribù di Giuda

Seguono passi della Bibbia dove si menziona la salvezza regale della Radix Davidis (Stirpe di David) e la salvezza sacerdotale, soprattutto, quella simbolica e universale che è propria del Cristo: «Ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato ed Israele starà sicuro nella sua dimora; questo sarà il nome con cui lo chiameranno: Signore nostra giustizia». (Geremia 23:5-6) «È noto infatti che il Signore nostro è germogliato da Giuda e di questa tribù Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. Ciò risulta ancor più evidente dal momento che, a somiglianza di Melchìsedek, sorge un altro sacerdote, che non è diventato tale per ragione di una prescrizione carnale, ma per la potenza di una vita indefettibile. Gli è resa infatti questa testimonianza: Tu sei sacerdote in eterno alla maniera di Melchìsedek (il Cristo)». (Ebrei 7:14-17) Questi versetti, che dalla Genesi arrivano sino all’Apocalisse di Giovanni, ci indicano che gli iniziati ai misteri, i quali hanno redatto questi testi ricchi di linguaggio simbolico non di poco conto, rimarcano con molta importanza la discendenza davidica del Messia, mettendo in luce la Radix Davidis, la confraternita tanto esaltata dall’Abate Gioacchino da Fiore nata dalla stirpe di Giuda, figlio di Giacobbe, che successivamente si spostò in Europa dove, a detta di alcuni, sarebbe ancora oggi attiva, se pur in maniera differente. Tale confraternita, che poi divenne conosciuta con il nome di “Fidelis in Amore” (Fedeli d’Amore) e la Radix Davidis divenne infine conosciuta come la confraternita della Rosa+Croce. Tale confraternita nacque per ristabilire una nuova comunione con l’Inviolato, Dio, attraverso l’eterno Sacerdozio di Melchisedech. Attraverso il simbolismo di Melchisedech, alla stessa maniera di Cristo, infatti, il mistico può riunire nuovamente nel suo intimo, in senso esoterico, i due aspetti che sono divenuti separati: quello regale e quello sacerdotale, divenendo un tutt’uno con la dimensione spirituale interiore che connetterebbe il Sè all’Altissimo in maniera diretta. Si è Rosa+Croce, infatti, nel momento in cui si raggiunge un elevato grado di realizzazione interiore. Si ottiene tale titolo non per appartenenza ad una società segreta, ma per aver conquistato nel proprio intimo un arricchimento spirituale collegato in maniera diretta e invisibile alla vera Tradizione. Secondo la storia ufficiale tale confraternita sarebbe, oltre che custode dei misteri legati alla Bibbia, depositaria di segreti inerenti all’Alchimia. L’esistenza della confraternita della Rosa+Croce fu resa pubblica nel XVII secolo quando una mattina nell’anno 1623 apparvero a Parigi dei manifesti che dichiaravano: “Noi delegati del collegio principale dei fratelli della Rosa+Croce facciamo soggiorno visibile e invisibile in questa città per grazia dell’Altissimo verso il quale si volge il cuore dei giusti. Noi mostriamo ed insegniamo senza libri e né segni a parlare la lingua dei paesi nei quali vogliamo dimorare per salvare gli uomini, nostri simili, dall’errore e dalla morte. Se qualcuno fosse preso dal desiderio di vederci solo per curiosità non comunicherà mai con noi, se invece la volontà lo spingerà realmente a scriversi nel registro della nostra confraternita, noi, che giudichiamo le intenzioni, gli mostreremo la verità delle nostre promesse, per ciò non dichiariamo il luogo della nostra dimora in questa città; certi che i pensieri uniti alla volontà reale del lettore saranno sufficienti a farci conoscere a lui e lui a noi”. Qualche anno prima apparvero altri manifesti rosicruciani tra cui: Fama fraternitatis (1614) – Confessio Fraternitatis (1615) – Le Nozze chimiche di Christian Rosenkreuz (1616). I Rosa+Croce furono dei cristiani (nel senso di seguaci del messaggio di Cristo) “particolari” i quali detenevano nel loro credo anche alcuni insegnamenti gnostici, zoroastriani, ermetici, alchemici e cabalistici. Fu così anche quando la Chiesa fece la sua crociata contro il Catarismo, contro gli Albigesi, ritenuta un’eresia pericolosissima che doveva essere estirpata. È il tempo dei Templari che scelgono di dirottare tutte le energie nel campo dell’arte. Per questo motivo troviamo tra il XIV e il XVI secolo i massimi rappresentanti della Radix Davidis nel mondo dell’arte. Troviamo Leonardo, Botticelli, Raffaello, Tiziano. Pensavano che l’arte fosse il miglior modo per conservare la sapienza e la conoscenza e tramandarla a chi sapeva leggere i messaggi inseriti nelle loro opere. Differente la storia di Leonardo da Vinci il quale viene utilizzato per depistare coloro i quali perseguitano gli eredi della Radix Davidis.. La famiglia di Leonardo compare improvvisamente nella città di Vinci ma non c’è nessun dato che ci indichi l’origine della famiglia. Il nonno di Leonardo impone al figlio Piero di avere un figlio con una donna che a lui non piace e che poi ripudierà. Oggi gli studiosi sono concordi nell’individuare in medioriente l’origine di questa donna. Leonardo chiama la madre Catarina e non Caterina, e Catarina viene da Cataro, quei Catari figli anch’essi della tradizione della radix Davidis. Ad esempio nell’Ultima Cena l’identificazione della Maddalena con San Giovanni viene rettificata da Raffaello in un quadro che si chiama “L’estasi di Santa Cecilia”, dove ci sono sia San Giovanni che la Maddalena. Questo è il ruolo di Leonardo il quale è servito per costruire la letteratura su Rennes-LeChateau. Nella confraternita della Rosa+Croce si custodiva il segreto del Santo Graal: il sangue reale. Il Graal avrebbe due funzioni: una terrena, una ultra-terrena. Quella terrena sarebbe inerente alla discendenza del sangue reale che da Giuda arriva fino a Davide e Salomone, per poi giungere a Gesù di Nazaret. Quella ultraterrena, invece, ha una valenza esoterica, e sarebbe inerente agli insegnamenti segreti per ottenere l’Elisir della vita eterna: la costituzione del Corpo di Gloria. I Rosa+Croce erano tutti appassionati di Ermetismo, Alchimia e Kabbalah. Il Rosacroce Michael Maier per descrivere l’origine della confraternita in uno dei suo scritti dichiara: “Le nostre radici sono egizie, bramaniche, provenienti dai misteri di Eleusi e di Samotracia, dai Magi della Persia, dai Pitagorici e dagli Arabi”. Maier sostiene inoltre che le regole fondamentali della confraternita sono quelle di temere Dio sopra ogni cosa, di fare tutto il bene possibile al proprio prossimo, di rimanere onesti e moderati, di scacciare il Diavolo, di non cadere nel vizio e di accontentarsi delle piccole cose

Uno dei simboli della confraternita della Rosa+Croce è il Pellicano che, attraverso il suo sacrificio, che ricorda quello di Cristo, con il suo sangue nutre e risuscita i suoi piccoli. Non è importante se in natura il pellicano squarci realmente il proprio corpo per nutrire i propri piccoli ma è importante, invece, ciò che questo simbolo detiene in sé e che a sua volta insegna per far progredire a livello spirituale colui che sa carpirne il mistero. Tutti simboli che mirano alla trascendenza. L’aspetto simbolico della Bibbia era essenziale per i Rosa+Croce, poiché esso è detentore di ricche tradizioni vicine alle verità superiori, il simbolo che riconnette all’Archetipo ancestrale e primordiale: la verità ultima. Nel Pistis Sophia, più precisamente nel capitolo denominato Purificazione delle anime – Opera di Melchisedech, il Cristo rivela ai suoi discepoli come egli abbia invertito il corso regolare delle sfere degli Arconti salvando così l’umanità. Il Pellicano, come lo stesso mistero della resurrezione di Cristo, è strettamente legato alle scienze esoteriche, alchemiche e, di conseguenza, alla realizzazione spirituale in sé, che le confraternite di matrice iniziatica, soprattutto i Rosa+Croce, hanno custodito e tramandato in maniera segreta ai suoi adepti nel corso dei secoli. Nell’ordine della Rosa+Croce, oltre a queste dottrine rinascimentali, si riscopre l’eredità e l’influsso dei Templari, dei Trovatori, dei Fedeli d’Amore e dei Catari

Inoltre, come abbiamo già indicato, la confraternita ha un’origine anche da altri gruppi iniziatici tra cui i Terapeuti, gli Esseni e il neo-platonismo di Alessandria. La Chiesa che tutto seppe incamerare e che già aveva simboleggiato talora nella rosa Maria o il Cristo, incamerò anche la “Mistica Rosa” e ne fece definitivamente un attributo della Vergine. Ma intanto, in un’altra corrente di misticismo più o meno segreto, rimane viva una formula che, se non storicamente, certo per la spirituale analogia, si ricollega in parte al pensiero della Divina Commedia. La formula dei Rosacruciani riassumente il processo d’innalzamento attraverso il dolore e attraverso la fede fino alla verità santa, contemplazione di Dio, suona: “Per Crucem ad Rosam”. L’idea se non la formula, è tutt’altro che estranea ai “Fedeli d’Amore

Tornata 28 Febbraio 2024

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